"AVVOCATI PORDENONE CALCIO 1979"
Blog Ufficiale (rigorosamente umoristico!) della squadra di calcio degli Avvocati Pordenone
.
sabato 23 maggio 2026
lunedì 8 dicembre 2025
08.12.2025: TONI CON NOI...
Noi "ramarri togati" abbiamo goduto a piene mani di questo dono, per svariati decenni.
Oggi quella data è divenuta la "Stella Polare" che consente alla nostra folta e variegata comunità pallonara (e non solo!) di continuare a solcare il mare impetuoso del tempo che scorre, cavalcando le onde e restando ben salda sulla sella, nonostante l'assenza ormai protratta dal rettangolo verde.

Essendo quasi perfettamente allineata con l'asse di rotazione terrestre, durante la notte la "Stella Pollinare" sembra rimanere ferma, mentre il resto del cielo le gira attorno, con un moto affine a quello della sfera di cuoio che rotola sul manto erboso.
Questa sera, una rappresentanza della gloriosa squadra di calcio degli Avvocati Pordenone, si è riunita per girare intorno alla propria stella polare.
Un'ora e mezza condivisa, attraverso ricordi, aneddoti, narrazioni e immagini (n.b.: grazie Brovedinho! 🙏), con tanta allegria, gli immancabili calici levati e risate a non finire.Un tempo partecipato e ricco di valore, un'occasione preziosa per riabbracciare vecchi amici, per prendersi cura e mantenere intatto quel cordone di affezione che da tempo ci unisce e per coltivare futuri propositi d'incontro: si parla di domenica 24 maggio...
Questo è quello che hai creato tu, caro Toni, qualcosa di grande e di perpetuo, capace di trascendere l'ordinaria dimensione del tempo.
Ci rivediamo presto Toni... Grazie...
giovedì 10 aprile 2025
Toni per me... (di Paolo Dell'Agnolo)
Al mio amico TONI
Ho avuto due supplenti di ginnastica al liceo, uno era Toni Pollini e l’altro Ippolito Gallovich.
Nel 1980 sono partito per il servizio militare , figlio di una penna
bianca alpina , avevo un solo destino ma con un colpo di mano dopo 5 mesi in
Marmolada ad insegnare a sciare ai pompieri mi sono trovato a completare la
leva come “damo di compagnia “
dell’allora Pretore più giovane d’Italia, Gaetano Appierto , che Toni all’epoca
stava testando come portiere.
Fu un test veloce. Mi pare disse a Gaetano che il cognome non era
favorevole ad un ruolo come quello del portiere.
Ogni volta che incontravo Toni in Tribunale , cioè ogni giorno durante il
servizio militare , mi chiedeva della laurea che è poi fortunatamente arrivata
nel 1982 quando comunque lui mi aveva già falsamente cartellinato .
Giocavamo con gli avvocati il sabato pomeriggio e poi giocavo anche la
domenica successiva con la squadra che mi dava qualche soldino , ma l’emozione
del debutto con gli avvocati di Pordenone non la scorderò mai .
Canese , Marchi, Della Gaspera, G.Coden, Asquini, Casucci , Dell’Agnolo , Attanasio , Toni, Mazzarella, Ragogna . Praticamente il meglio del calcio mondiale dell’epoca.
Eravamo a Padova , 4 pappine ( ovviamente per loro) e tutti casa. Con
Giorgo Coden espulso che dall’alto di un argine che circondava il campo minacciava
i colleghi padovani e , ovviamente l’arbitro, di morte certa. Mettiamola così.
Facevo parte di un gruppo che mi ha accompagnato fino ad oggi e mi auguro
continuerà ad accompagarmi.
Di un gruppo che come oggi succede è unito .
C’è poco da dire.
Ci vogliamo tutti bene e perdavvero, ed è il merito di Toni, siamo amici
veri.
Poi sono arrivati Nisco e Vasco ( ovviamente Toni ha fatto giocare sempre
il più fresco dei gemelli) , Sandro Tauro ( un pupillo di Toni) e Roberto
Lombardini, Manlio, Eugenio, i due Da
Ros, gli “stranieri” Lucien Venier e Di
Giorgio e poi tutti voi e la famiglia si è allargata.
In Tribunale siamo sempre stati una
sorta di testuggine romana .
Erano altri tempi, ci trovavamo nel palazzo ogni giorno e facevamo
gruppo, ovviamente parlando di calcio ed aiutandoci nella professione.
Non è stata cosa da poco avere dei colleghi bravi un po' più grandi di
noi come Toni , Giorgio, Roberto, Marco
e Maurizio sempre pronti a darti una
mano in aula.
Di aneddoti ce ne son tanti, dallo sciagurato Formica , a Piero e Roberto
e morose che pur partiti con noi da Piazzale Ellero sono arrivati a Salisburgo
( mi pare corresse l’anno 1982) con un giorno di ritardo ed ancora dell’arrivo
in albergo sempre a Salisburgo della Polizia perché quei “kolleghen” avevano
cenato con noi e poi si erano eclissati lasciando a noi il conto,
esageratamente salato, del bere e dei
dolci .
Con suo tedesco studiato su Sturmtruppen ( Trapattoni docet) Toni era poi riuscito a farci dimezzare la
somma dovuta , ma Marco Marchi in vestaglia sulla scala dell’Hotel che cercava
di trattenere Toni che voleva picchiare il ristoratore non lo dimenticherò mai.
Come non potrò dimenticare il viaggio culminato poi con il gol mancato dello “sciagurato” Formica ( ragazzo simpaticissimo ma subito accostato allo sciagurato Calloni ) quando, prima di arrivare a Milano, ci siamo fermati in autostrada per uno spuntino e Toni ha poi visto il nostro n.10 dell’epoca “Cico” ordinare mi pare mezza faraona ed un litro di prosecco. All’inizio lo voleva uccidere ma poi – e questo è Toni - gli ha detto di mangiare con calma.
In campo a Milano poi quando Cico ha sbagliato uno stop gli ha ovviamente
urlato addosso di tutto, ancor più ovviamente
con riferimento al prosecco ed alla faraona.
Ce l’ho ancora davanti il nostro Toni alla partita, decisiva per il
passaggio del turno di quell’anno , certamente comprata dagli avvocati di Vicenza che
avevano un Sostituto quale leader che sin da subito aveva dimostrato molta
confidenza con l’arbitro che, alla prima azione utile, aveva espulso Maurizio
Mazzarella.
Toni alla vista del cartellino
rosso è quindi partito a palla ( come fosse Marcel Jacobs) verso l’arbitro che, scappando verso gli
spogliatoi, urlava “ partita chiusa, partita chiusa”.
Dimostrando inaspettate doti di corridore però quel mascalzone è comunque
riuscito a chiudersi a chiave nel suo spogliatoio.
Non l’avesse mai fatto.
Toni ha dato un calcio o una spallata alla porta , non ricordo, e l’ha
divelta.
E quando si è trovato di fronte l’arbitro che , con gli occhiali
infilati gli diceva che non poteva toccarlo perché “aveva gli
occhiali” ….Toni glieli ha sfilati, li ha buttati a terra e li ha calpestati dicendogli “e
adesso li hai ancora gli occhiali ?”
Il resto lo avete sentito mille volte: onore della cronaca su Repubblica
e Gazzetta dello Sport procedimento disciplinare provocato dai colleghi
vicentini ( uno spettacolo: Presidente avvocato Scatà tutto dalla nostra parte,
difesa di tutti di Manlio Contento ) e Toni che sosteneva di aver divelto la
porta ( aveva pagato subito tutti i danni ) perché non si era accorto che era
chiusa a chiave e che comunque l’arbitro
non lo aveva picchiato, solo qualche strattone.
Purtroppo se verp è che il disciplinare si è concluso con un richiamo
solo per due o tre di noi vero è anche che Maurizio Mazza che stava decollando come
direttore sportivo (era un pupillo dell’allora DS dell’Udinese Dal Cin) è stato sospeso dalla FGC mi par per 5 anni poi condonati con i
mondiali ’90.
Ma qualche soldo quella partita gli è costata.
Ad un certo punto , credo nei primi anni 90 dopo 12/15 anni di
inamovibilità, Toni ha pronunciato quella frase blasfema che non dimenticherò
mai : “Paolo entri nel secondo tempo, oggi parte Borlina”.
Gli ho risposto se si era bevuto il cervello e lui mi ha detto che era
solo per quella volta . Non era così .
Nonostante i ripetuti riti vodoo, Tiziano non non si è mai stirato né ha
dato un cazzotto ad un arbitro facendosi squalificare ed ho dovuto accettare la
concorrenza.
Toni però non era solo quello sin qui raccontato che ci faceva divertire
con la sua”esuberanza” .
L’ho sempre considerato un bravo avvocato dalla schiena dritta ed un uomo
buono e giusto.
Ho sempre ammirato il suo volere ed avere vicina la Vera ( grande donna,
giusta per un grande uomo), il suo
coinvolgerla con noi , con le nostre famiglie, con i nostri alti e bassi , le
nostre difficoltà , i nostri momenti massimamente tristi come la perdita di un
genitore.
Si ricordava dei nostri compleanni , è vero, ma ci chiedeva anche sempre
come stavamo, come stavano i nostri figli (e ovviamente se qualcuno di loro
era in odore di laurea in Giuri e se giocava a calcio).
Se n’è andato troppo presto.
Ma se se ne fosse andato fra 10 anni avrei scritto lo stesso.
Adesso mi piace pensarlo lassù dove la Squadra sta prendendo corpo: Lauro
Canese Luciano Venier, il Papu Brusadin e Toni Pollini , come straniero Diego
Maradona.
Pronti per un campionato di calcetto di Lassù.
Ti voglio bene Toni. Grazie di tutto.
mercoledì 9 aprile 2025
Toni per me... (di Matteo Cornacchia)
Quel rito, nato da una visione “oppositiva” sulla muta del
portiere, col tempo era diventato il nostro “spazio di complicità” che, per
generosità di entrambi, condividevamo con il resto della squadra nei magici
istanti che precedevano la partita.
Ora che Toni non c’è più è giusto che conosciate la verità:
la puntuale messa in scena sugli abbinamenti fra maglia, pantaloncini e calzettoni
del portiere era un modo per stemperare la tensione della gara, per riscaldare
lo spogliatoio, un rito scaramantico, appunto… ma tutto già spudoratamente
concordato. Ci mettevamo d’accordo fin dal mattino, in una rapidissima
telefonata che negli anni era stata perfezionata, eliminando via via tutto ciò
che era superfluo (i convenevoli) per andare subito al punto. Un codice
criptato da spie sovietiche a prova di intercettazione:
M: Eccomi
T: Maglie rosse Asics
M: Allora nero
T: Calzettoni?
M: Bianchi
T: C’è fango
M: Fai neri anche quelli allora
T: A dopo
M: Ciao
Il rito vero era quella telefonata e, detto francamente, il colore delle maglie era diventato un pretesto: la telefonata serviva solamente per dirci reciprocamente “ti voglio bene”.
Come molti sanno, nella mitica soffitta di villa Pollini,
Toni aveva un caveau di mute, in parte frutto di lasciti del Pordenone Calcio,
in parte acquistate appositamente per la squadra Avvocati. Ogni muta una
storia; ogni storia dei ricordi; ogni ricordo un sorriso. Tutto era custodito
con attenzione maniacale ed esistevano precisi criteri con cui venivano scelte
le maglie di gioco: da quelli più ovvi (i colori sociali della squadra
avversaria, le condizioni meteo…) a quelli più sottili (il tipo di competizione,
l’importanza della gara, la scaramanzia).
Per il portiere Toni applicava una regola che, purtroppo,
era figlia della sua generazione e del calcio anni Sessanta: l’estremo
difensore doveva SEMPRE avere qualcosa che richiamasse i colori della squadra.
Quel “qualcosa” nel novanta per cento dei casi erano i calzettoni, con
l’effetto di determinare abbinamenti improbabili (maglia grigia, pantaloncini
neri, calzettoni verdi…). I portieri togati dell’epoca – il Koala e Leo – non
mettevano in discussione il dogma. Anzi, il Koala in particolare riusciva a
fare pure peggio esibendo sui terreni duri o sintetici un improbabile pantalone
della tuta grigio o addirittura rosso (sigh!).
Io però, oltre ad essere già maniaco di mio, ero cresciuto con altri modelli e, soprattutto, altri canoni estetici, quelli degli anni Novanta, quando al portiere vestito di grigio si sostituì il portiere multicolor, prima, e il portiere monocromatico, poi. Le prime volte il rispetto che nutrivo per Toni mi imponeva di adeguarmi alle sue scelte. Poi, essendo entrato sempre più in confidenza, ritiravo diligentemente i calzettoni che lui mi consegnava ma, durante la vestizione, li sostituivo con un paio di altro colore che mi ero appositamente portato da casa; poi cominciai a fare altrettanto con la maglia; infine fu Toni – che non era mona ed era perfettamente cosciente dei mie atti di insubordinazione – a concedermi la scelta degli abbinamenti attraverso la rituale telefonata di cui sopra. Né più né meno del rapporto con un padre al quale bisogna inizialmente obbedire, che progressivamente ti concede spazi di libertà condizionata, che infine ti lascia andare per la tua strada e sostiene le tue decisioni, anche se non le approva del tutto…
E visto che di maglie parliamo, dal libro dei ricordi ne ho scelte quattro che associo ad altrettanti, indelebili, ricordi.
Maglia azzurra “Hummel”, 2008. Esordio con gli Avvocati
Pordenone e l’incontro con Toni
La maglia del portiere – azzurra con inserti neri – si abbinava alle mute “Hummel” del Pordenone Calcio, sponsorizzate “Friulcassa”, che Toni utilizzava prevalentemente per il Campionato Amatori nelle stagioni 08/09, 09/10 e 10/11. C’erano due versioni di quella muta: la versione casalinga, con le classiche strisce verticali neroverdi, e la versione da trasferta, completamente bianca. Due anche le versioni della maglia del portiere: grigia con inserti neri e, appunto, azzurra. Erano maglie che tutto sommato “sopportavo” e che ho indossato frequentemente nella prima fase della mia militanza neroverde.
Maglia grigia “Errea”, 2009. Esordio in Avvocup
Maglia nera “Team Equipment”, 2014. Vittoria dell’Avvocup
Fra le varie opzioni a mia disposizione, alla fine scegli di
indossare una muta completamente nera, con inserti verde fluo (vd. foto), per
una ragione ben precisa che, tuttavia, richiede una rapida digressione. Fra i
motivi che dividevano me e Toni sull’abbigliamento del portiere non c’erano
solo ragioni estetiche, ma anche pratiche. Nella totalità delle mute di Toni
(ma, aggiungerei, non soltanto delle sue) le maglie del portiere erano, nella
migliore delle ipotesi, taglia “L” o, più frequentemente, “XL”, perché – si sa
– il portiere è di norma alto e robusto. Il mio modesto metro e settantatré
rendeva tutte le mute di Toni praticamente investibili, per cui io cercavo di
usare maglie personali anche per quella ragione, mentre lui desiderava che
indossassi quelle ufficiali. Per sanare anche questo contrasto, Toni, qualche
anno prima della finale, mi regalò 4 (!) mute della mia taglia, elasticizzate,
con logo “Avvocati Pordenone”; non solo: le fece stampare con il numero 30 in
omaggio al mio rango accademico. Quando me le consegnò rimasi senza parole, sia
perché era un atto di amore nei miei confronti (mai nessun portiere aveva avuto
un simile privilegio), sia perché erano semplicemente orrende: la prima grigia
con inserti rossi, la seconda color oro con inserti neri, la terza rosa
(rosa!!!) con inserti neri e la quarta – l’unica guardabile – nera con inserti
verde fluo. Tralascio il dettaglio sui calzettoni in abbinamento (tutti
rigorosamente incoerenti) e ancora oggi mi domando dove le avesse procurate,
visto che la marca mi era totalmente sconosciuta (Team Equipment: credo abbia
venduto quelle 4 maglie e poi sia fallita). Negli anni le ho indossate
(cambiando i calzettoni) solo per l’affetto che avevo per Toni: ho usato anche
quella rosa in quattro o cinque circostanze, ma quella color oro non ce l’ho
mai fatta.
Tornando a Mantova, scelsi la maglia nera Team Equipment – benché non fosse fra le mie preferite – come atto di riconoscenza a Toni perché quella partita andava giocata (e possibilmente vinta) anzitutto per lui.
Maglia arancione “Joma”, 2021. L’ultima presenza
Dopo 13 anni di contenziosi e divergenze estetiche, Toni ed io avevamo finalmente trovato il nostro punto di incontro. Quando mi vide uscire dallo spogliatoio mi guardò dalla testa ai piedi e mi disse “sei bellissimo”. Non trovai nulla di più ovvio che rispondergli: “anche tu, Toni. Anche tu…”.
martedì 8 aprile 2025
Toni per me... (di Fabrizio Pettoello)
Entrambi abbiamo realizzato un progetto che ha avuto un rilievo importante nelle nostre vite: Toni ha creato la squadra di calcio degli Avvocati di Pordenone, che, mi piace ricordare, ha partecipato anche ai campionati della “mia” Lega Calcio Friuli Collinare.
Il calcio amatoriale, fatto di inclusione, di aggregazione, di partecipazione, ma soprattutto di divertimento e amicizia, ci ha accumunato, anche se questa passione l'abbiamo vissuta da prospettive diverse.
Toni infatti era un ottimo dirigente, era addirittura capace di essere suadente con i giocatori di talento, che spesso si facevano pregare per giocare.
Ma Toni non era solo questo. Toni era un anche “scouter” dei campi di calcio friulani! Non credo gli sia mai sfuggito un buon giocatore neolaureato e che non abbia fatto di tutto per portarlo a giocare con la sua squadra.
Sono convinto che lui e Giuliano Carretti siano stati i veri pilastri delle squadre di calcio di Pordenone e rispettivamente di Trieste.
Penso infatti che se a Udine, nonostante ci fossero tantissimi giocatori di talento, non siamo mai riusciti ad avere una squadra di livello come quella di Pordenone o Trieste è dovuto proprio alla mancanza di un dirigente del loro calibro. La lunga esperienza nel mondo di calcio mi ha infatti convinto che una squadra può diventare grande solo per la presenza di bravi dirigenti.
Ma noi avvocati dobbiamo essere grati a Toni non solo perché ci ha dato la possibilità di divertirci giocando a calcio, ma anche perché ci ha offerto l'opportunità di integrarci in un mondo non semplice come quello dell'avvocatura. La confidenza che si matura su un campo di calcio o nello spogliatoio con colleghi più anziani è infatti un veicolo importante che semplifica l'inserimento nella vita professionale.
Di ciò Toni era assolutamente consapevole. Lui più che mai era l'anima della squadra, la forza aggregante, la persona che ti sapeva sempre stare vicino nei momenti giusti, caricare e motivare.
Un giorno, con un’aria solenne che non gli era solita, mi ha detto che doveva chiedermi un piacere. Si era convinto, chissà per quale motivo, di non essere più gradito, che la sua squadra volesse rendersi indipendente dal suo demiurgo. Gli ho risposto che era impossibile, non solo perché sarebbe stato un vero suicidio, ma anche perché tutti i colleghi pordenonesi lo adoravano.
Ma Toni insisteva: dovevo scrivergli di aver saputo che a Pordenone volevano cambiare dirigente e quindi gli avrei dovuto proporre di farlo a Udine e che per noi sarebbe stata una grande opportunità. Lo scopo era evidente: Toni voleva dimostrare così alla sua squadra che le offerte non gli mancavano!
Ovviamente pochissimo tempo dopo Toni mi ha chiamato per dirmi che aveva mal interpretato alcuni comportamenti e che il malinteso era risolto.
Peccato ho pensato, a Udine avremmo continuato ad avere una squadra scarsa...
Questo episodio testimonia quanto partecipata e assolutamente pura fosse la passione di Toni, un uomo dal cuore generoso.
Fabrizio Pettoello
lunedì 7 aprile 2025
Toni per me... (di Vincenzo Fantuzzi)
Non sapevo da dove iniziare o cosa scrivere esattamente, perché tutto mi sembrava insufficiente come pensiero e saluto. Dopo aver ricevuto cosi tanto.
Così, ti scrivo solo poche cose. Di cuore.
Sei stato l’unico allenatore che mi abbia davvero capito. "Vice, stai fermo lì, al centro: non muoverti". E poi, quella volta che ero sceso due volte di seguito sulla fascia: "Vice – fermati, non esagerare". E l’ultima, un classico: "Vice torna. Piano, ma torna. Se riesci". Calcisticamente, mi hai sempre capito come nessun altro.
L’ho raccontata subito ad Alberto (De Zan), quella mattina della scorsa tarda estate. "Stavo camminando in viale della Libertà. Non c’era nessuno per la strada, neppure macchine. Andavo verso il centro. Mi supera una vettura, che svolta alla rotonda. Rossa. Nulla intorno. E sento gridare: "Hei stronzone". Mi volto, mi guardo intorno. Ai piani alti dei condomini. Ancora intorno. Nessuno. "Parlo proprio con te, stronzone". Mi guardo attorno, non c’è nessuno. E, di colpo, capisco che si rivolge a me. Boh! Allora, cerco di capire chi sia alla guida o cosa io possa aver fatto… "Almeno puoi rispondere al telefono". Scende Toni dalla macchina e segue la sua classica risata ‘tonda’. Sempre uguale. Sempre elegantemente abbigliato, anche nella versione estiva e domenicale. Come sempre.
Ecco, questo è l’attimo che raccoglie un mondo di ricordi.
Dico ad Alberto (De Zan): "Toni è veramente incredibile. Si ricorda di tutto. Si ricorda di tutti. Ha sempre una parola per tutti. E anche se, a volte, il tono e i termini sono 'colorati', capisci e senti che dietro c’è un mondo di affetto. Che tu fai parte di quel mondo. Che le cose che ti dice sono piene di un indescrivibile voler bene".
Mi è capitato spesso, nel mezzo di varie situazioni, di iniziare a sorridere da solo. Con persone attorno che non potevano capire. Mi venivano in mente alcuni episodi. Del campo, dello spogliatoio o di qualche altra occasione. Quando uno non arrivava, o non avvisava, o sbagliava un passaggio elementare (tralascio i commenti sui gol mancati davanti alla porta: "ma come si fa! Io non capisco…mamma mia... bip!"). Mi capitano queste ‘visioni, così dal nulla. E inizio a sorridere.
Credo che quell’ironia e, soprattutto, la tua risata, così ricca di mille cose, continuerà a tornare e farmi sorridere. Così. Di punto in bianco.
Grazie di tutto, Toni. Sei speciale.
lunedì 31 marzo 2025
Toni per me... (di Roberto Casucci)
Ho conosciuto Antonio Pollini alla fine di marzo del lontano 1979, appena laureato.
Un pomeriggio mi chiama mia mamma, dicendo che al telefono vi è un avvocato, che non cerca mio papà, all'epoca Giudice d'appello a Venezia, ma cerca me.
Antonio va subito al dunque: ha verificato che mi sono laureato a Padova, non gli interessa con quale voto; mi chiede solo se so giocare a calcio; da umile quale sono gli dico che non solo so giocare a calcio, ma che so giocare a calcio molto bene. Dopo mezza ora firmo nello studio Malattia, ove Antonio allora svolgeva la professione, il cartellino.
Entro a far parte, come giocatore fondatore, della leggendaria squadra, appena formata, degli avvocati di Pordenone, con Marco Marchi terzino destro, Giorgio Coden stopper, Piero Ragogna centravanti, io ala sinistra e Toni Pollini presidente, direttore sportivo, allenatore, massaggiatore, capitano e giocatore.
Lui aveva smesso prima nominandomi capitano della squadra a partire dal 1985, ruolo di cui ancora adesso vado fiero.
Antonio con passione e impegno (spendendo molto denaro di tasca propria) per quanto mi riguarda ha organizzato un viaggio in Ungheria, due in Austria, due in Toscana, con relative partite.
Mi vengono in mente tre episodi
Primavera 1982 partita in Austria, in cui Ragogna ed io arriviamo con 22 ore di ritardo: ricordo ancora le urla fuori dell’albergo. Dopo la partita rissa nella tarda serata con la direzione dell’albergo. Antonio se ne disinteressa completamente; il suo obiettivo è mettere al riparo la Coppa appena conquistata.
Autunno 1983
Torneo Falconito (vinto). Sono appena stato operato alle corde vocali e viene a prendermi in Ospedale ove poi mi riporta dopo la partita.
Fine anni 80.
Partita a Milano quarti di finale torneo nazionale avvocati. A un minuto dalla fine tal avvocato formica (f minuscola voluta) calcia fuori, da circa mezzo metro dalla linea di porta, una palla che stava entrando e ci permetteva di giocare le finali. Di formica non si è più sentito parlare a Pordenone.
Ho sentito in Chiesa l'ottima omelia; certo Toni era altruista e generoso, persona intelligente e buona e io aggiungo disinteressata; ma la parola vera che appassionava Antonio era una sola, goal.
Toni mi manca e mi mancherà finché vivo.
Ciao amico mio.
Roberto
domenica 30 marzo 2025
Toni per me... (di Pippo Gurnari)
A parte quei momenti tragicomici non potevo non volergli che un bene dell' anima.
Credo che il mio amore e la mia stima per lui siano cresciuti giorno dopo giorno sempre di più. E continuano anche adesso che non c'è più.
Non sai quanto mi mancano tutti quei meravigliosi momenti condivisi, come le fantastiche telefonate del mercoledì alle 12.30. E se chiamavo in ritardo, la sua risposta era :"Meglio tardi che mai, Pippo! Ero preoccupato!". "Scusa Toni...".
Un mega abbraccio, amico mio.
sabato 29 marzo 2025
Toni per me... (di Renè Capuzzo)
C'è peró un evento che mi fa sorridere se ci penso, anzi due. Non ricordo bene, sono avvenuti contemporaneamente, però sono stati entrambi da ridere per me.
Il primo é stato quando, inaspettatamente, me lo sono trovato davanti un giorno e mi ha detto una cosa tipo: "Tu, hai mai giocato a calcio? Non importa. Vieni a giocare con gli avvocati calcio che abbiamo bisogno di giocatori".
Ma ancora più da ridere é stato quando, poco dopo, ha detto a Zannier (l'avvocato presso cui svolgevo la pratica), senza mezzi termini e in stile Pollini: "Scolta, il ragazzo 'sto pomeriggio viene con me che abbiamo allenamento con la squadra". Unico.
Poi altri ricordi che mi hanno fatto ridere sono stati quando, a Monaco, mentre ero in bottissima in direzione porta, mi son sentito Pollini urlarmi dietro: "Noo, passala, passala al centro!" o qualcosa di simile, ma invece io sicurissimo di me ho fatto una bella palombella sul secondo palo facendo gol. Poi son corso verso di lui, facendo l'ombrello scherzosamente e dicendogli qualcosa tipo: "Fanculo, visto?"... Lui scatenato, contento per il gol, ma allo stesso tempo dicendomi: "Vedrai dopo! Mandare a fanculo il mister!", mentre ci si abbracciava.
Poi mi faceva sbellicare quando si infuriava e poeticamente insultava Michele quando perdeva palla... O quando appositamente segnalava rimessa laterale quando gli avversari erano vicini alla linea, ma cmq ancora in campo.
Fuori dal campo é sempre stato un bonbon di persona, squisita e cordiale, amichevole.
Devo pensarci un pò di più, ma queste sono le prime cose che ricordo di Pollini. Alla fine é passato ormai molto tempo.
Un abbraccio
René
Toni per me... (di Enrico Benetti)
Anche se tornare a mettere gli scarpini era l'ultima delle mie idee, mi ritrovai a giocare a calcio e fare gli allenamenti.
Non so come, ma mi risultò immediatamente simpatico, umano e buono.
Personalmente non posso dire molto perché ho vissuto per poco tempo l'ambiente, ma ho avuto la sincera fortuna di partecipare alla vittoria dell'AvvoCup. Ricordo Toni veramente felice in mezzo a tutti Noi.
Grazie Toni!
venerdì 28 marzo 2025
Toni per me... (di Emanuele Lorenzon)
Non ricordo quale fosse l’ultima telefonata, se il giorno del mio compleanno (facile) o per preannunciarmi l’ennesimo torneo a cui avrei fatto molta fatica a partecipare. Ricordo soltanto che la voce di Toni non era più quella di sempre, quella che almeno ero abituato a sentire io.
Non ho mai voluto sapere quanti anni avesse: era il metodo che avevo adottato per rimuovere dalla testa l’idea che anche lui potesse invecchiare.
L’ultima telefonata mi ha lasciato gli occhi lucidi. Mi sono sempre vantato (con me stesso) che per lui potessi essere speciale: un onesto portiere che all’occorrenza si mette anche a fare il “5”. Probabilmente con gli avv.ti ho giocato più in difesa che in porta ma sono solo dettagli. In verità, era lui quello speciale.
La vita mi porta via, in pochi mesi, un altro papà: non quello “originale” ma quello che negli ultimi 25 anni non si è mai scordato di me, che ho sempre percepito esserci nonostante la distanza.
Si congedava sempre con un “salutami la tua bella famiglia” e senza vergogna tutti noi “calciatori” possiamo vantarci di essere stati figli suoi.
Mi sono tornati gli occhi lucidi. Ciao Toni.
Emanuele.
giovedì 27 marzo 2025
Toni per me... (di Enrico Iodice)
L'intensità del dolore e la profonda tristezza di questi giorni, diventano un manto che si cala sulla nostra esistenza, ricoprendo ogni cosa... Così tendiamo a concentrarci solamente su ció che non abbiamo più o su quello che ci manca. Questo non ci permette di valorizzare l'immenso tesoro che possediamo, il grande valore e la ricchezza di ció abbiamo e di ció che rimane nella nostra vita, per sempre. Ecco perchè credo che valga davvero la pena compiere uno sforzo e sollevare questo manto, per lasciar brillare l'infinita bellezza di tutto quello che c'è sotto.
Questa intensa sofferenza dovuta al distacco, certamente tra i più dolorosi della mia vita, non avrebbe motivo di esistere se dietro non vi fosse qualcosa di infinitamente più grande; un tesoro inestimabile, fatto di quei valori che danno senso compiuto all'esistenza umana: GRATITUDINE, AMORE e GIOIA.
Ecco allora che emerge in me il potentissimo sentimento della GRATITUDINE per aver avuto il privilegio di incrociare la mia vita con la tua.
Ci siamo conosciuti alla fine del 1997, dopo che avevo appena concluso una fase della mia vita che in quel momento sembrava davvero avere poco senso per la mia esistenza. Mi riferisco alla faticosa e sofferta laurea in giurisprudenza.
Nel tempo ho imparato a capire che nella vita nulla accade mai per caso. E infatti il successivo percorso di vita e professionale che pareva non appartenermi, mi ha permesso di incontrare due persone che hanno impattato completamente la mia vita! Una delle due sei proprio tu Toni (l'altra è la donna della mia vita e madre dei miei figli). Spesso mi sono domandato negli anni che senso aveva avuto quel lungo percorso lontano dalle mie corde e ora la risposta mi è molto chiara.
Così, pur essendo un ultra quarantenne privo di ogni possibile talento calcistico, per molti anni ho potuto miracolosamente vivere una favola, sentendomi un vero calciatore e assaporando le emozioni e le impagabili esperienze che ne derivano.
Avere la capacità di accompagnare le persone a realizzare i propri sogni, non è cosa comune.
GRAZIE TONI.
Poi nel tempo abbiamo costruito una relazione forte e molto profonda, nel modo più bello e sano in cui si possa fare, cioè condividendo insieme esperienze, intrise di passione e divertimento, per oltre vent'anni.
In questo lungo tempo ci è capitato qualche volta di non vedere le cose allo stesso modo, ma non ci è mai accaduto di litigare. Lo dico con un pizzico di rammarico, perché litigare con un personaggio come te, significava creare un alto livello di confidenza e dare ogni volta più profondità alla relazione, quando interveniva l'immancabile riappacificazione.
La stima un pó per volta è divenuta amicizia vera e infine la profonda amicizia si è tramutata in quell'affetto che in genere appartiene solo ai legami di sangue più stretti.
GRAZIE TONI!
Riflettendo sulle tue qualità umane, ho spesso tendenza a dimenticare che sei una delle persone più simpatiche che abbia mai conosciuto! Le nostre conversazioni infatti si chiudevano quasi sempre con un sorriso o una risata. Il divertimento condiviso è stata una presenza abbondante nelle nostre vite...
GRAZIE TONI!
Io lo vedo proprio qui il senso della nostra esistenza.
E guardando alla tua caro Toni, devo dire che hai realizzato un autentico capolavoro, di cui essere orgoglioso: oltre allo splendido rapporto di coppia che hai costruito con la donna della tua vita, hai creato dal nulla una realtà fatta di centinaia e centinaia di persone, unite da uno spirito di condivisione e da una grande passione, che dapprima hanno dato vita a una folta comunità e in seguito a una vera famiglia allargata.
Voglio ricordare infine una cosa che mi hai detto parecchio tempo fa. Ogni volta che ci vedevamo o ci sentivamo al telefono, mi parlavi di una competizione calcistica per avvocati che si teneva negli angoli più ameni del nostro pianeta: "Enrico, c'è l'Eurolawyers a Tenerife! Enrico c'è il Mundiavocat in Argentina, tre settimane di calcio e divertimento". Io ti guardavo sorridendo e annuendo, ma dentro di me (per i limiti che avevo nella mia testa), ero certo che si trattasse di qualcosa di irrealizzabile. Quando hai colto la mia incredulità, mi hai detto questa frase che mi ricorderò per sempre, anche perché riassume perfettamente la mia filosofia di vita: "Enrico, bisogna sognare, la vita è così breve... altrimenti che senso ha...".
Aspettando che le lacrime esauriscano il loro tempo di cura, ti saluto nel modo in cui, dopo le nostre ultime reciproche vicissitudini di salute, avevamo preso l'abitudine di concludere le nostre sempre brevi telefonate, con te che mi dicevi: "Ti voglio bene...", con una risata a seguire e io che rispondevo: "Anch'io Toni te ne voglio, tanto...".
mercoledì 26 marzo 2025
Toni per me... (di Manlio Contento)
Compiendo gli anni lo stesso giorno di Piero Ragogna, nei giorni successivi era diventato normale chiedersi: "Ti ha chiamato, vero?". E la conferma era scontata.
Quest’anno quegli auguri mi mancheranno, ma non sono affatto triste perché di tutta la sua eredità umana e sportiva facciamo ormai parte anche tutti noi, ciascuno con la propria individualità, ma soprattutto uniti da una piccola, grande storia che ci appartiene e che non potrà mai cancellare l’amicizia e l’affetto con cui Toni l’ha plasmata.
Cancelliamo allora ogni tristezza perché lui avrebbe voluto così.
Un abbraccio da Manlio.
Toni per me... (di Luca Boschian)
Ricordo poi, sarà stato sempre nel 2003 o 2004, che c’era una partita la domenica mattina e io, ancora novizio, mi sono permesso di inventarmi una scusa poco credibile per non alzarmi presto di domenica e andare a giocare.
Per farla breve, quella domenica mattina, non ricordo l’ora ma era abbastanza presto, suona il campanello di casa. Io ero ancora a letto e mia madre mi dice: “C’è un certo Avvocato Pollini fuori che ti aspetta, dice che hai 10 minuti per scendere”.
Ricordo ancora che trovai il bagagliaio già aperto… misi dentro la borsa, chiusi il bagagliaio ed entrai in macchina senza avere il coraggio di incrociare lo sguardo. Lui era lì al posto di guida che mi fissava col suo miglior ghigno… Senza alzare la testa dissi solo “scusa”, lui girò la testa e accese la macchina...
Toni per me... (di Marco Stella)
Una mattina di febbraio del lontano 2004, subito dopo essermi laureato in Giurisprudenza, mi arriva una chiamata da un numero sconosciuto: "Buongiorno Marco sono l'avv. Antonio Pollini, sei convocato domani pomeriggio nel mio studio perché devo tesserarti con la squadra di calcio degli avvocati". Gli rispondo: "Ok, possiamo parlarne".
L'indomani mi presento nel suo studio e mi parla della squadra degli avvocati di Pordenone e dopo mi dice: "Firma qua per il tesseramento". Io volevo prendere del tempo ma lui mi dice: "Dai, vedrai che non te ne pentirai". A quel punto non mi resta che firmare e da lì inizia la mia bellissima avventura con la squadra degli avvocati di Pordenone, in cui ho conosciuto delle persone eccezionali.
Toni dopo la mia firma era contento come un bambino e mi disse: "Bravo Marco, sei convocato per sabato che andiamo a Ravenna!!", se non ricordo male.
Un altro aneddoto molto divertente era quando telefonavi in studio e ti rispondeva la sua segretaria dicendoti sempre che l'avv. Pollini era impegnato; bastava che dicessi che era una chiamata per il calcio e mi diceva:"Allora glielo passo!!".
Toni per me... (di Mario Martinelli, Jusport Padova)
Ma ci sono le eccezioni.
Persone che con assoluta passione sono state capaci di trasmettere quell'entusiasmo contagioso che muove da dentro, da cui il nome: emozione.
Questo sono riusciti a trasmetterci monumenti come Valentino Galeotti a Ferrara, Francesco Abate a Padova, Giuliano Carretti a Trieste, Edoardo Gambino a Firenze e certamente ne dimentico altri, ma pochi altri.
Quei pochi immortali che hanno segnato la nostra vita e quella di molte generazioni di avvocati: dagli anni 50, ai 60, ai 70, fino a più giovani degli anni 80 e 90, tutti assieme orgogliosi di mostrare la maglia, tutti assieme a consolarsi gli uni con gli altri, ad abbracciarsi, ad asciugarsi le lacrime.
Forse consapevoli che quei tempi, quelle palpitazioni, quelle gite in Italia e all'estero non torneranno più, ma resteranno degli indelebili e meravigliosi ricordi.
Noi che abbiamo potuto godere di qualcosa di straordinariamente irripetibile, che è andato ben oltre la scuola di formazione forense, ben oltre le risate tra amici, come riduttivamente udito in omelia, noi privilegiati che abbiamo partecipato alla scuola permanente di emozioni.
Il dono della partecipazione, della crescita umana e professionale, della passione sportiva, dello spirito di colleganza, del terzo tempo, questo ci è stato dato da Persone speciali e visionarie.
Spetta a noi decidere come farne tesoro.
Un forte abbraccio a te e a tutti i cari amici di Pordenone.
Toni per me... (di Francesco Maiorana)
L’ho continuato a fare nonostante la stima, l’affetto e la confidenza creatasi negli anni tra di noi … perché Lei per me impersonava lo stile e la cultura dell’Avvocato!
Lei è stato importante nella mia formazione professionale e personale, non la dimenticherò mai e La voglio ricordare così … in mezzo ai Suoi ragazzi della squadra di calcio degli avvocati di Pordenone … dove avvocati, praticanti e magistrati, insieme, abbiamo saputo condividere gioie e delusioni sportive ma soprattutto abbiamo imparato a conoscerci e rispettarci nei rispettivi ruoli, grazie di cuore Avvocato Pollini!!!













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