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venerdì 17 ottobre 2014

LE INTERVISTE ESCLUSIVE - Matteo Cornacchia, la saracinesca neroverde...


PORDENONE – Spesso nel calcio capita che ad essere celebrati siano solamente coloro che hanno un rapporto stretto e diretto con la più sublime e violenta tra le emozioni, quella che dà senso al gioco del calcio e ne fonda l'esistenza: il gol! Ma se è vero che per vincere i gol bisogna realizzarli (rectius: bisogna realizzarne uno in più degli avversari!), è altrettanto incontestabile che lo scopo si può raggiungere anche evitando di subirli. Rendiamo onore dunque anche a chi si prodiga in campo per questo più oscuro ma pur sempre essenziale scopo: i difensori e, tra loro, quello estremo, colui che trascorre la gara in disparte, apparentemente lontano dal cuore pulsante della battaglia, ma che in realtà è il primo bersaglio degli attacchi avversari. Il PORTIERE. Quanto vale il portiere in una squadra? Quello dei ramarri togati certamente non ha prezzo... Il Professor Matteo Cornacchia da Maron, difende oramai stabilmente la porta dei neroverdi da sei anni, con unanime apprezzamento. Abbiamo deciso di incontrarlo per fare insieme una chiacchierata: questa volta lui, docente universitario, è dall'altra parte della cattedra a rispondere alle domande. Buona lettura...
 
Intervistatore: «Buongiorno Professor Cornacchia!».
Cornacchia: «Buongiorno giovanotto. Si accomodi... Forza, cominciamo con un argomento a piacere, così dopo che ti avrò bocciato non avrai la faccia tosta di venire a rompermi le balle...».
I:«Ehm... mi perdoni Professore, ma oggi le domande le facciamo noi... Lei deve solo rispondere...».
C.: «Hops, chiedo scusa... la forza dell'abitudine...».
I.: «Partiamo dall'inizio: Sedrano... sabato 25 ottobre 2008... Campionato Amatori... Avvocati PN – Amatori Fiaschetti 1-0...»
C.: «Cos'è un quiz? Allora mi prenoto! E' il giorno del mio esordio in porta con la squadra degli Avvocati Pordenone Calcio... Lo ricordo come fosse oggi quel sabato, anche se il tempo è volato... (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Che emozione incredibile ritrovarmi faccia a faccia nello spogliatoio con tutti quei personaggi illustri, che fino a quel momento avevo conosciuto solamente attraverso il Blog: Cafucci, Rumnold, Tatanka, Pollini, ecc... Per me si trattava di autentiche icone, come le figurine dei calciatori dell'Album Panini, tanto per capirci... Cosa avrebbe provato lei, dopo averne scambiato la ricercatissima figurina contro dieci o venti, destreggiandosi tra un capannello di pretendenti, a ritrovarsi a tu per tu con Pizzaballa sotto la doccia?».
I.: «Certo, mi rendo conto... Ma ci dica, com'è questa squadra degli Avvocati vissuta da dentro?».
C.: «Devo dire prima di ogni cosa che qui non si gioca SOLO a calcio... e ho detto tutto! Si tratta di un grande gruppo, solido e ben affiatato, non c'è che dire, dove regna un grande spirito di condivisione... Pensi che talvolta si arriva a condividere persino... i dati anagrafici! Sinceramente non avevo mai capito perchè la gente parlasse sempre così male degli avvocati... ora lo so...».
I.: «Che cosa intende?».
C.: «Sorvoliamo... (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico)».
I.: «Ma cosa l'ha spinta ad abbandonare il comodo palquet al chiuso, per tornare nuovamente all'aperto a calcare il rettangolo verde?».
C.: «Per me la porticina del calcetto era divenuta oramai una gabbia troppo stretta (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico), avevo bisogno di sentire il profumo dell'erba e soprattutto la grande necessità di potermi librare in aria da un legno all'altro (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Così, appena mi è capitata l'occasione giusta, l'ho colta al volo (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Non voglio sputare nella mangiatoia in cui mi sono nutrito per anni (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico), ma il calcio a 11 è davvero un'altra cosa...».
I.: «A livello personale, è soddisfatto dei suoi primi sei anni di militanza con la casacca neroverde?».
C.: «Direi che il bilancio è senz'altro positivo. Sono contento del rendimento offerto, anche se, come tutti, anch'io ho dovuto superare dei periodi di flessione: d'altronde, anche l'aquila per mangiare deve volare più basso... (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico)».
I.: «Qualcuno la definisce eufemisticamente “maniacale” nella cura dell'abbigliamento da gara...».
C.: «La ringrazio per la delicatezza, ma so bene che il termine tecnico è “rompicoglioni” (e so anche chi lo utilizza!). Beh, che posso dire? Anche l'occhio vuole la sua parte, no? C'è gente che andrebbe ad un matrimonio in bermuda... Io no. E' semplicemente una questione di punti di vista e, in un certo senso, di abitudini: per esempio, gli uccelli nati e cresciuti in una gabbia pensano che volare sia una malattia (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Aggiungo però che quello dell'abbigliamento è l'unico vezzo che manifesto in seno alla squadra, sul resto non metto becco (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico)».
I.: «Lo sa che nessuno potrebbe permettersi quello che Lei si permette con il vulcanico Patron neroverde Toni Pollini?».
C.: «Già, è vero... Tra me e Toni c'è un rapporto incredibile... Ricordo che una volta, prima di andare in campo, mi consegnò in spogliatoio (sbellicandosi!), davanti a tutti i miei compagni, un pensiero che aveva preso al mare apposta per me: un osso di seppia! E un'altra volta, in occasione di una gara amichevole a Meduno, si presentò con ben cinque mute da portiere, una diversa dall'altra... In effetti devo riconoscere che fin dal primo giorno Toni mi ha tenuto sotto la sua ala protettrice (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Io non ho mai ricevuto minacce di morte da lui...».
I: «I maligni però dicono che Pollini stia già pensando al futuro per quanto riguarda la difesa dei pali e stia cercando di ingaggiare qualche baldo giovane...».
C.: «Ho sentito circolare qualche voce in proposito... Come si dice a Venezia: “Le cative nove ga le ale” (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Io sono a sempre a disposizione, non sono il tipo che cova rancore o che va a rompere le uova nel paniere a nessuno (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). E poi, le garantisco che questa è l'unica squadra dove ci si diverte di più a stare in panchina che a giocare...».
I.: «Quest'anno avete conquistato il prestigioso Torneo Forense, che gli Avvocati Pordenone inseguivano da 35 anni: sarebbe disposto a barattare il successo in Avvocup con un trionfo a livello internazionale?»
C.: «Io sono un tipo molto concreto e (a dispetto del nome) con i piedi ben piantati a terra; non amo fare voli pindarici e se devo scegliere, preferisco una gallina oggi che un uovo domani (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico). Quindi mi tengo quello che ho e domani si vedrà...».
I.: «Perchè i guanti sardi?».
C.: «Perchè no? E poi sono i migliori...».
I.: «Cosa risponde a chi la accusa di non essere un vincente?»
C.: «Vede, io nella mia carriera non ho vinto un granché, è vero. Ma questo mi è servito molto: ho coltivato ed appreso la cultura della sana sconfitta e, soprattutto, quella universale del “terzo tempo”. Ecco, su questi ultimi due aspetti, fondamentali per la mia esistenza, devo dire che la squadra dei togati mi ha dato un prezioso ed insostituibile supporto. La mentalità sportiva che ho acquisito negli anni, mi insegna ogni giorno a rispettare l'avversario, ad essere tollerante ed obbiettivo, a rifiutare gli atteggiamenti faziosi e di parte. Posso affermare senza timore di smentita di non essere un sostenitore del cosiddetto “campanile”...».
I.: «Ci sta dicendo che depreca quelle rivalità esasperate che avvelenano il calcio di oggi?».
C.: «No, intendo semplicemente dire che DETESTO nel modo più assoluto... i palloni che scendono giù in verticale dalle nuvole e che spiovono dritti come un caccia in picchiata nella mia area piccola!».
I.: «Si sente dire spesso, con riferimento agli atleti in generale, che mettere su famiglia aiuta a maturare e trovare serenità e che ciò si traduce anche in un miglior rendimento sportivo. Per lei, che è diventato papà da qualche anno, è stato così?».
C.: «Mi permetta di essere franco: questa è una gran cazzata! Prima mi bastavano due occhi, adesso devo averne quattro: un paio sono dedicati alle vicende del campo e l'altro paio, quello posizionato dietro alla testa, a monitorare le gesta del mio vispo figliolo che sovente mi accompagna alla partita...».
I: «Quali progetti per il futuro?».
C.: «Non mettiamo limiti alla provvidenza: sono convinto che ognuno di noi abbia dentro di sé un paio di ali, ma solo chi sogna impara a volare (mi perdoni l'involontario riferimento ornitologico)».
I: «Una curiosità extracalcistica prima di chiudere: ma quanto le pesa sulle spalle il suo cognome?».
C.: «Proprio per niente: come potrebbe mai pesarmi un cognome… che ha le ali?».
I: «Però i suoi compagni non perdono occasione per canzonarla: “Volatile”, “Pennuto”, addirittura “Piumato”...».
C.: «Che vuole, dopo oltre 40 anni di vita vissuta con un cognome di stampo “avicolo”, oramai ci ho fatto il callo... In fondo è meglio così, che avere il cognome storpiato...».
I: «Grazie per la squisita disponibilità ed auguri per una lunga e gloriosa carriera... Professor Pernacchia...».
C.: «Ti ta morti cani...».
 

mercoledì 4 giugno 2014

LE INTERVISTE ESCLUSIVE - Rumiel, l'uomo in più dei ramarri...


PORDENONE - La squadra dei ramarri, da qualche tempo a questa parte, sta viaggiando a vele spiegate: dopo la conclusione di un più che positivo campionato amatoriale (record di punti in classifica), si è espressa a livelli altissimi nel Torneo Forense, facendo registrare nelle sei gare disputate un pareggio e ben cinque vittorie consecutive che sono valse la conquista della semifinale. Quale il segreto di questo inatteso exploit? Siamo venuti a chiederlo all'uomo del momento, quell'Alberto Rumiel che è stato capace di dire di no alle sirene del calcio professionistico, per rimanere nell'ambito angusto (per lui) di quello amatoriale ed offrire così il suo prezioso contributo alla causa neroverde. Ecco di seguito il sunto della nostra breve chiacchierata...

Intervistatore: «Buongiorno Presidente! Grazie per la Sua disponibilità, sappiamo che in questo periodo Lei è un uomo molto ricercato...».
Rumiel: «Buondì. L'importante è che non sia stata ancora messa una taglia sulla mia testa!».
I.: «Ma no, mi riferivo agli impegni legati alla Sua carica istituzionale ed alla Sua recente intervista radiofonica sull'emittente "Latte e miele", che è ormai sulla bocca di tutti...».
R.: «Ah già, quella... Si è trattato semplicemente di una sobria chiacchierata tra amici...».
I.: «Ci svela allora il segreto di questa vistosa crescita della Sua squadra?». 
R.: «Beh, diciamo che stiamo un po' più attenti a tutto. Curiamo ogni dettaglio nel minimo particolare, anche nella fase che precede l'inizio della gara». 
I.: «Può farci un esempio?». 
R.: «Lei sa che Giulio Cesare, grande condottiero ed abile stratega, era solito rilasciare uno dei nemici catturati affinché potesse riferire ai propri superiori quanto era forte l'esercito romano. Anche noi, consci dei nostri mezzi tecnici, abbiamo fatto tesoro di questa strategia, rielaborandola al contrario...». 
I.: «...cioè?». 
R.: «...quando nel riscaldamento arriva il momento del palleggio, il nostro motto è: “No stín fâsi viòdi!"».
I.: «Così non date alcun riferimento agli avversari... Geniale!».
R.: «Se lo dice lei...».
I.: «Nel corso delle gare, La vediamo spesso dialogare intensamente con i compagni e notiamo che anche gli avversari amano frequentemente interloquire con Lei. Da dove nasce questa innata propensione al dialogo?».
R.: «Credo che sia una questione ereditaria: mio papà è Oste ed è quindi “maestro di banco” nelle pubbliche relazioni... Avrò sicuramente preso da lui...».
I.: «E' vero che all'epoca in cui giocava in categoria, per le Sue spiccate doti aeree ed ancor più per la Sua proverbiale "apertura alare", l'avevano soprannominata "Il Condor di Bagnarola"?».
R.: «Lei sa meglio di me che nel mondo del calcio le malelingue sono sempre dietro l'angolo... Tutti sanno che l'albatro urlatore ha un'apertura alare più ampia...». 
I.: «E la Sua fama di “giocatore cattivo”?». 
R.: «Illazioni! Possiamo dire che quando vado in campo, in genere non passo inosservato, anche perché non ho propriamente una stazza da fantino... Essendo poi un generoso per natura, sono istintivamente portato a “dare”... Tutto qui.». 

I.: «Il ruolo storico nel quale Lei si è affermato è indiscutibilmente quello di difensore: come spiega questa sua metamorfosi in “centrocampista”?». 
R.: «Piano con le parole! Va detto peraltro che ogni giocatore (calcisticamente intelligente!) nell'arco della propria carriera percorre una parabola evolutiva sotto il profilo tecnico-tattico: la mia è il frutto di una tenace applicazione, principalmente fuori dal campo, che ha portato ad una notevole crescita, ...anche sotto il profilo dei chilogrammi. Confesso però che mentre gioco, poco prima di calciare, mi capita talvolta di scorgere lo sguardo attonito... del pallone!».
I.:«Torniamo alla squadra: quanto ha inciso nel rendimento collettivo la nuova location di Borgomeduna? Si può parlare di una sorta di “effetto Juventus Stadium”?».
R.: «Guardi, io non ho idea di cosa accada in casa Juventus (e me ne frega anche poco, in verità), ma posso assicurarle che la “Club House” di Diego Armando Vazzoler non teme confronti: hanno la straordinaria capacità di soddisfare ogni nostra esigenza ed in questo modo ci forniscono la linfa per andare a tutta birra!». 
I.:«In conclusione: dove vuole arrivare questa squadra?».
R.: «”Arrivare”... “squadra”... sono parole grosse... andiamoci piano... no stìn fâsi viòdi...».
I.: «Grazie ancora e arrivederci a presto».
R.: «Saluti, ci vediamo alla sagra della trota di Bagnarola...».
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mercoledì 12 giugno 2013

EUROLAWYERS - Intervista esclusiva con Toni Pollini, il Patron dei ramarri!


PORDENONE – Si è conclusa da pochi giorni la splendida esperienza dei ramarri togati nel prestigioso torneo Eurolawyers e ci è parso doveroso incontrare colui che più di ogni altro li rappresenta, il grande capo e Presidente factotum Toni Pollini, per stilare un bilancio della partecipazione dei naoniani alla competizione. Ne è uscita un’intervista a tutto tondo, dove si è parlato di aspetti calcistici e non solo, con alcuni risvolti in tema di calcio-mercato a dir poco clamorosi. Buona lettura.

Intervistatore: «Caro Toni Pollini, ben rientrato. Quale è dunque il bilancio della vostra esperienza in Cilento?»
Toni: «Grazie. Un ottavo posto ottenuto alla prima partecipazione non può che renderci orgogliosi. L’esperienza all’Eurolawyers 2013 è stata nel complesso sicuramente molto positiva. E quando dico “positiva”, il termine va inteso nel suo significato più ampio...».
I: «Incluso quello “dopante”, riferito alle sostanze alcoliche assunte dai suoi giocatori durante gli “happenings extra calcistici”?».
T: «E’ stato lei a dirlo (annuendo col capo)... Tutti hanno dato il massimo sia durante le partite, che dopo... Tanto è vero che il riconoscimento “FAIR PLAY” su 36 squadre partecipanti, è stato assegnato alla squadra di Pordenone».
I: «Complimenti! Qualcuno si è distinto più di altri in questo esercizio di “dedizione totale” alla squadra?».
T: «Il nostro valoroso Kaptàno, Andrea “El Caliente” e Mattia sono stati encomiabili... nel sacrificarsi fino all’alba. Ma penso anche a Gurnari e Brovedinho, gente che non se ne sta lì a guardare... senza un bicchiere in mano!».
I: «Durante la festa di gemellaggio con l’A.S.D. Vesole, sugli spalti dello Stadio di Trentinara, l’abbiamo vista nelle vesti inconsuete di ballerino, brandendo un panino con la salsiccia...».
T: «Non è proprio così. Prendendo spunto dalle dittature estere di svariati paesi (modello che, lo dico per inciso, applico nel governo della mia squadra), in occasione delle trasferte internazionali sono solito farmi accompagnare da uno o più sosia che mi sostituiscono nei momenti più “critici” o nelle situazioni poco gradite; questo mi evita di dovermi esporre in prima persona e di mescolarmi talvolta a soggetti di dubbia moralità (il riferimento, ovviamente, è ai miei ragazzi!)».
I: «Perdoni la mia curiosità: nell’occasione citata dunque i “compiti” com’erano ripartiti?».
T: «Nel caso di specie il mio sosia ballava la Samba ed io mangiavo il panino con la salsiccia... Ma attenzione, per il mio dietologo e mia moglie, la versione è opposta!».
I: «Veniamo alla parte squisitamente calcistica. Lei ha detto di essere pienamente soddisfatto, ma la squadra nelle sei gare disputate ha ottenuto un pareggio, una vittoria e quattro sconfitte, realizzando quattro gol e subendone 23...».
T: «Questi sono solo numeri, vuoti di significato... Quello che conta è il passaggio del turno ed il meritato raggiungimento dell’ottavo posto. Il resto lo lascio a voi giornalisti per riempire le pagine dei giornali».
I: «Troppo generoso. Ma onestamente, non le pare che una media di quasi quattro reti subite a partita sia un tantino eccessiva?».
T: «La prego gentilmente di non insistere, o mi costringerà a presentarle la mia inseparabile compagna: la bandierina!».
I: «D’accordo, passiamo ad altro. Chi teneva in mano le redini della squadra in questa inedita commistione italo-argentina?».
T: «La conduzione tecnico-tattica era affidata ad un triumvirato composto da Emo Ros (gravato anche del ruolo di traduttore ufficiale), il sottoscritto e Carlos Gallego, entrenador dei bravi e simpatici colleghi argentini».
I: «C’è stato modo per voi italiani di poter carpire qualche segreto dalla scuola di calcio sudamericana?».
T: «Questo è proprio l’aspetto che mi ha maggiormente colpito. Nel corso del faticosissimo percorso che ci ha visti protagonisti, abbiamo potuto apprezzare di Carlos oltre alle scelte tattiche con moduli a rombo, a piramide, in linea a 7 o i classici 4-4-2 o 3-5-2, anche la fase di riscaldamento che ha ricordato ai molti non più giovani quei movimenti risalenti agli anni ’60, che anche Rocco faceva eseguire. Ragogna ed io ci siamo sentiti più giovani».
I: «Percepisco nel suo tono un mal celato entusiasmo...».
T: «Già. Ho infatti pensato di proporre al tecnico Argentino di valutare la possibilità di fermarsi a Pordenone e allenare la nostra squadra. Non ho ricevuto una risposta definitiva, ma allettato dall’idea di allenare una formazione europea, Carlos si è riservato una quindicina di giorni per decidere. Per questo ha rinviato il rientro in patria e si tratterrà a Lignano fino al giorno 25 di giugno. Per certi versi mi ricorda il suo illustre collega omonimo (leggi: Carlos Bilardo), campione del mondo con l’Argentina di Maradona nel 1986».
I: «Ma voi ce l’avete un Maradona in squadra?!?».
T: «Beh, devo dire che caratterialmente molti dei nostri gli assomigliano...».
I: «Se non sbaglio però i ramarri hanno già un allenatore, che ne sarà di lui?».
T: «Non è il caso di gettare la benzina di Grigoletti sul fuoco, anche perchè sarebbe uno spreco di carburante poco gradito. Nessuno vuole mettere alla porta Mister Grigoletti: il suo posto rimarrebbe sempre a bordo campo, vicino alla squadra... anche perchè non credo di poter continuare a fare il guardalinee in eterno...».
I: «Lo spogliatoio è al corrente dei suoi propositi “esterofili” per la guida tecnica del prossimo anno?».
T: «Sì. La notizia ha portato un comprensibile entusiasmo nel clan neroverde e già si favoleggia di vittorie nel campionato Amatori e nell’AVVOCUP, ma soprattutto, vista l’esperienza internazionale di Mister Carlos Gallego, al prossimo Mundiavocat 2014 a Budapest (sicuramente una sede quella magiara confacente alle caratteristiche di Paolo, Andrea, Mattia & C. che saranno un’altra volta in grado di dare il massimo). Attendiamo con fiducia il 25 Giugno 2013».
I: «Bene. Attendiamo dunque gli ulteriori sviluppi. Grazie per la disponibilità Toni Pollini».
T: «Prego. Ma io non sono Toni Pollini...».
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mercoledì 4 aprile 2012

INTERVISTE ESCLUSIVE – Eugenio “Gegè” Pergola: un giovanotto a spasso per il mondo da… mezzo secolo!

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PORDENONE - La ricorrenza è di quelle storiche che capitano una sola volta nella vita (così come tutti gli altri compleanni d’altronde...): per i suoi brillanti cinquant'anni, che si celebrano proprio quest'oggi, il nostro Gegè ha voluto fare un regalo davvero speciale ai lettori del BLOG, concedendo un'intervista esclusiva a tutto tondo. Veniamo allora subito al dunque, non prima però di aver formulato il debito augurio: BUON COMPLEANNO UGE’!!!
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INTERVISTATORE: «Caro Gegè (posso permettermi di chiamarla così?), siamo arrivati dunque al traguardo delle cinquanta primavere...».
GEGE': «Commendator Gegè, prego... In verità, caro il mio Lei, le primavere sono 51, anche se di quella del '62 non ho un ricordo nitidissimo! Meglio quindi concentrarsi sulle estati, gli autunni e, soprattutto, sugli inverni (quest’ultima, tra le quattro stagioni, la prediletta!) che sono effettivamente 50...».
I.: «Partiamo proprio dall'inizio. I suoi genitori le hanno scelto un nome molto impegnativo, nel quale troviamo uniti i concetti di "bontà" (eu) e di "spiccata intelligenza" (genio). Il suo buon cuore è noto a tutti, ma non le pesa il fatto di aver soddisfatto le aspettative solo a metà?».
G.: «Ahó, me stai a coijoná?!? A Pippo Baudo, io te sdrumo!!!».
I.: «Non si innervosisca, si fa per scherzare. Affrontiamo subito lo scottante tema della sfera sentimentale se mi consente: pochi sanno che lei ha finalmente trovato la compagna della vita, con cui divide oramai da tempo lo stesso tetto...».
G.: «E' vero! Io e Piffany stiamo molto bene insieme, viviamo quasi in simbiosi... Se mi consente per un attimo di essere immodesto, posso confidarle che io so bene come farle fare le fusa! A luglio festeggeremo il nostro secondo anniversario di convivenza: per l'occasione abbiamo organizzato una serata speciale per pochi intimi... io e altri quattro gatti...».
I.: «Facciamo un pò di chiarezza sulle sue origini: lei si spaccia da sempre per romano, ma in realtà è nato e cresciuto a Potenza! È corretto?».
G.: «Sì... diciamo che in un certo senso sono solo "Potenzialmente" romano o, come piace dire a me, un “romano potente”… ed intimamente coatto!».
I.: «Il suo status giuridico di “terùn emigrante”, le ha creato dei disagi qui al Nord?».
G.: «Beh, non nego di aver vissuto alcuni momenti di imbarazzo… Ricordo quando arrivai a Pordenone nell'estate del lontano 1990, c’era un caldo infernale… con il colbacco e la mia inseparabile tuta da sci in dosso! Mi misi subito a cercare la nebbia del nord di cui mi avevano tanto parlato, ma invano... In seguito scoprii da Totò che "Quando c'è la nebbia, non si vede!". Poi l'impatto con la squadra di calcio degli Avvocati. I miei attuali compagni di squadra, insospettiti dal mio scadente ed improvvisato accento milanese (“Ahò, cus l’è cheschì?”, “Che bot che go pres nel pied!”, “Uè cicetti, valà a cjapà i ràt!”, ecc.), mi smascherarono con il noto trabocchetto della "cadrega"!».
I.: «Oggi come sono i rapporti con i suoi compagni?».
G.: «Ottimi! Ho sempre sostenuto che la consapevolezza di essere deficienti è una sottile forma di intelligenza, per quanto bizzarra. Li stimo molto per questo...».
I.: «Come definirebbe Toni Pollini, il patron tuttofare della squadra?».
G.: «È bigamo! Ha sposato due compagne per la vita, una di carne e ossa ed una di cuoio ed aria: la Vera e la Sfera!».
I.: «Oltre a quella per il calcio, lei ha un'altra grande passione. Per incuriosire i lettori, potremmo descriverla così: è qualcosa di candido e soffice, lei ama starci sopra, facendo avanti e indietro con un moto perpetuo, ed è capace di darci dentro per ore, ottenendo peraltro dei risultati lusinghieri...».
G.: «Non è mio costume mettere in piazza la mia vita privata, né tanto meno vantarmi delle mie prestazioni: preferirei non parlare del gentil sesso se non le spiace...».
I: «Veramente mi riferivo alla neve ed alla sua passione per lo sci di fondo...».
G.: «Ah, già... lo sci di fondo! Li mortacci tua... Per me un inverno senza neve é come una bella donna che, nel fiore degli anni, decide di farsi suora: uno spreco pazzesco!».
I.: «Per chiudere: quale è il peggior difetto di Eugenio Pergola?».
G.: «Mah... dicono che ho tendenza a giudicare le persone...».
I.: «E il suo miglior pregio?».
G.: «Direi senz'altro l'innata propensione per le minchiate, con le quali abitualmente abbondantisco!».
I.: «Bene Commendator Gegè, abbiamo concluso. Grazie mille per la disponibilità. Le auguro ogni bene e cento di questi giorni!».
G.: «Tiè!».
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martedì 20 dicembre 2011

INTERVISTA ESCLUSIVA - Mister Grigoletti ci svela i segreti della sua squadra...

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PORDENONE - I ramarri restano fermi al palo: sabato scorso non c'era un campo disponibile (!) e così ci si è potuti dedicare allo shopping natalizio. Quale occasione migliore dunque per andare a fare due chiacchiere con il primo "storico" allenatore dei ramarri togati? Siamo andati a trovarlo a casa sua e, grazie anche alla preziosa ed imprescindibile collaborazione dell'interprete, siamo riusciti a carpire alcuni segreti che vi sveliamo in questa intervista esclusiva. Buona lettura.
Intervistatore: «Buongiorno Mister Grigoletti, possiamo rubarle qualche minuto?».
Grigoletti: «Ma chi cazo setu ti?» (tradotto: «Ho il piacere di conoscerla?»).
I: «Poche domande per una rapidissima intervista esclusiva per il Blog...».
G: «Avanti veloci có 'sta monada che go da lavorar... mi! » (trad: «Ben volentieri e complimenti sinceri per l'originale iniziativa!»).
I: «Cosa l'ha spinta, dopo tanti anni di calcio, verso questa nuova ed insolita esperienza?».
G: «Varda ti, xe do mesi che me lo domando anca mi...» (trad: «Le sfide impossibili mi hanno sempre affascinato...»).
I: «Quale è secondo lei il pregio maggiore di questa squadra?».
G: «Sti qua i xe forti a... magnar e bever! In campo, più che il taso tecnico, i fa valer quel alcolico!» (trad: «È un bel gruppo! Dimostrano una grande compattezza che dà l'impressione di trascendere l'aspetto puramente calcistico!»).
I: «E quale invece il difetto più grande?».
G: «Il tuo xe certamente l'udito: te go dito che sti qua i comanda a tavola!» (trad.: «Lei è perspicace. Non essendo dei professionisti, può capitare che talvolta non approccino con la giusta intensità il momento agonistico!»).
I: «Condivide l'opinione degli esperti che hanno definito il suo modulo un "5-3-2 dinamico"?».
G: «Dinamico?!? Sta qua l'è una delle cazade più grose che go sintio! Me nona no l'avaria sfigurà in campo co' sti qua! Quel che se move de più de tuto durante la partia l'è le bale de l'alenador, che le gira come le pale de l’elicotero!» (trad.: «Apprezzo molto la definizione, anche se devo dire che il nostro gioco non è ossessivamente imperniato solo sul movimento e la velocità»).
I: «Ritiene di poter passare presto al modulo a zona con i quattro difensori in linea?».
G: «Ti da picolo te son cascà dal caregon! Fa conto che i aversari i viagia in Ferari e i nostri centrali a confronto i xe veloci come una 500 e una Topolino: no li vedemo gnanche!» (trad.: «Bella domanda. Dovrò valutare con attenzione se lo schieramento difensivo a quattro è il modulo tattico ideale per esaltare le caratteristiche dei miei difensori»).
I: «In questi tre mesi di allenamenti, ritiene di aver portato la squadra ad un buon livello di preparazione atletica?».
G: «Scólteme, mi go provà a farli corer... L'è vero che una 500 con la benzina la pol corer de piú de una Ferari che la xe sensa, ma se dopo che te ga fato il pien te te ingolfi co' 'na slavina de bira e luganega, no te ghe ne vien fora! E mi, modestamente, de benzina ghe ne capiso abastansa...» (trad.: «Un allenamento alla settimana, abbinato ad una vita sana e regolare e ad una dieta da atleta, può senz'altro portare degli apprezzabili risultati. Son certo di quello che dico, questo mondo lo conosco oramai da anni...»).
I: «Durante questo breve periodo, le è capitato di vivere dei momenti di difficoltà?».
G: «L'è stà un periodo che go pensà che Polini me voleva morto! Dopo invece me ga regalà anche il paneton... lo go magnà e son ancora qua!» (trad.: «Dopo una ovvia e naturale prima fase di studio, io ed il patron Pollini siamo riusciti ad instaurare un rapporto di scambio proficuo, basato sulla reciproca stima e sulla comune passione calcistica...»).
I: «Quale è, tra i giocatori che ha a sua disposizione oggi, quello che maggiormente si avvicina al suo ideale di calciatore?».
G: «Ma setu drio a cjaparme pel cul?!? Quali giocatori?!? Adeso gastu finio de asasinarme i cojoni?» (trad: «Non ho preferenze per qualcuno in particolare, ho grande stima di tutti i giocatori. Ritengo che ciascuno dei miei ragazzi, compresi quelli meno impiegati, possieda delle doti personali, tecniche ed umane, che possono risultare utili al bene comune della squadra. Ci sono altre domande?»).
I: «Abbiamo concluso. Grazie mille Mister per la squisita disponibilità!».
G: «Ma va in mona!» (trad: «Arrivederci e tanti auguri per le imminenti festività natalizie!»).
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mercoledì 28 ottobre 2009

"CASO KOALA": siamo andati a casa sua per capirne di più...

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PORDENONE - Dopo oltre un mese, ancora nessuna notizia... La preoccupazione è grande, le voci che si rincorrono sono tante e le più disparate: «E' fuggito a Vienna dal compagno di giochi?», «L'ha rapito Moggi?», «E' in letargo?».
Per capirne di più siamo andati a casa sua per una breve intervista con una persona che lo conosce molto bene e che gli è vicina da anni. L'interessata ci ha chiesto di poter mantenere l'anonimato («Non mi vanto di certo di averlo sposato!», ci ha spiegato) e noi rispetteremo la sua scelta.
Ecco quello che ne è uscito...
D: «Signora, da quanto tempo non vede il Koala?»
R: «Un mese fa circa mi ha detto che usciva a comprare i sigari - di cui è ghiottissimo! - e la carta igienica che era finita... e non è più tornato!»
D: «Dev'essere dura per lei...»
R: «Le lascio immaginare... un mese senza carta igienica...»
D: «Aveva dato segni di insofferenza di recente?»
R: «Sinceramente sì... Sempre a parlare di calcio... Non ne potevo proprio più delle sue minchiate!»
D: «Ma no signora, intendevamo il Koala! Aveva manifestato qualche sintomo di disagio?»
R: «Beh, ultimamente devo dire che aveva dei comportamenti un pò strani. Non era più sereno, non trascorreva più lunghe ore rinchiuso in bagno con l'Almanacco illustrato del calcio, come era sua abitudine. Poi improvvisamente ha rimosso dalla stanza da letto la sua foto con Pierferdy, ha cominciato a leggere sempre più spesso "Il Manifesto" e a fumare un sacco di eucalipto!»
D: «Mi scusi, ma ci sta dicendo che il Koala... stava diventando COMUNISTA?!?»
R: «Adesso non esageriamo, però si stava rincoglionendo forte!»
D: «E lei come sta vivendo questi terribili momenti di ansia e di incertezza?»
R: «E' un inferno! Non lo auguro a nessuno, neanche agli interisti! Ho sempre la stessa immagine davanti agli occhi: lui, con i suoi occhietti vispi, che ricompare all'improvviso sulla soglia di casa... senza la carta igienica... E' un incubo...»
D: «Cerchi di essere forte signora e grazie per il tempo che ci ha dedicato».
Il quadro che ne esce dunque è davvero sconcertante: una donna affranta dal dolore ed un marsupiale che sta smarrendo la propria identità. Il mistero si infittisce...
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