Blog Ufficiale (rigorosamente umoristico!) della squadra di calcio degli Avvocati Pordenone
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venerdì 23 novembre 2018
lunedì 2 maggio 2016
giovedì 28 aprile 2016
DA PALMA DE MALLORCA - Palma res: una vita da mediano (di Renè Capuzzo)
Riflessioni,
inflessioni, condivisioni e invitazioni.
Cari
ramarri,
dopo
5 mesi passati nell’antica
isola del contrabbando, ho deciso di condividere con voi i miei
pensieri su questo periodo che ho trascorso qui.
Per
rendervi più
partecipi
ho deciso di condire il mio flusso di (n) coscienza con foto e
musica, perchè
non
so voi, ma certe volte (maledetta tv) mi trovo a pensare come se
fossi in una serie televisiva, con tanto di sottofondo, flashback,
melancolia, minchiate e spoiler impossibili.
Ad
esempio l’altro
giorno, pensando a cosa e come scrivervi, mi son trovato a pensare al
calcio come metafora della vita. Niente di più
scontato,
e dovuto, per un blog calcistico rigorosamente umoristico, tranne
quando si parla di passione.
La
vita può essere
un po tante cose, ma per un calciatore, in fondo, è
più
facile
da pensarla come una partita, no? Magari un po’
più
lunga,
magari senza recupero, magari in cui stai giocando in un ruolo che
non senti tuo.
Quindi,
per raccontarvi un po’
la
mia storia, vorrei iniziare.
Arrivo
negli spogliatoi, mi guardo in giro. Tutti si stanno cambiando. Tony
mi passa la maglia, dice la formazione. Nel frattempo trovo un posto
in una panchina e mi cambio anch’io.
Guardo
i miei compagni. C'è
chi
è ancora
un primo pelo e c'è
chi
invece ha lasciato anche l’ultimo.
C'è chi
è serio,
chi è carico,
chi scherza, chi pensa alla partita, chi pensa al post partita, chi
non pensa proprio.
Ognuno
è pronto
ad entrare in campo, a ognuno è
dato
un ruolo. C'è
chi
è più
portato
a fare altro però
in
campo non sei sempre tu che decidi.
Tutti
pronti, tutti fuori…si
inizia.
Tutti
schierati, ultimi passaggi, ultimo saluto prima di cominciare.
E
l’arbitro
fischia.
Io
inizio a mille. Questa partita voglio giocarla bene.
Cambio
strada, metto quello che ho imparato nello zaino e inizio a cercare
la mia posizione in campo.
Nella
mia ricerca mi vengono in mente i saggi consigli del dott. Boschian e
non posso che sottoscrivere (il CV).
Porto
con me anche le parole del mister e il suo verbo “vai
via”.
Perchè
se
mai non ti proponi, mai ti arriverà
un’occasione.
Il
bello e il brutto di una partita è
che
non sai mai come può
andare
a finire.
Non
sai mai chi puoi incontrare…
che
potrebbe essere anche diverso da quello che ti aspettavi.
Una cosa è certa però, se stai in campo te la devi giocare.
Una cosa è certa però, se stai in campo te la devi giocare.
Sei
tu a scegliere se vuoi, se puoi dare di più
o
se vuoi riposarti.
Tu
decidi se correre come un matto o solo quando è
il
momento “giusto”.
Sei
tu che decidi dove muoverti e solo tu puoi vederti intorno e capire
se potrebbe arrivarti un passaggio oppure no.
Se
sei fortunato chi te la passa è
1
Pippo, se sei sfortunato è
un
Pippo 1 (alias pippone).
Tornando
a me, io son venuto qui pieno di dubbi: non sapevo la lingua, non
sapevo cosa avrei fatto, non avevo una casa, non conoscevo nessuno.
Mi
sentivo un po’
come
Abramo, ma senza che Dio mi avesse detto di alzare il culo
I
casi erano due… o
temporeggiavo o giocavo di anticipo. Io ho deciso di fare lo spoiler.
Ogni
occasione di dire qualcosa a qualcuno la usavo.
Ogni
cosa che mi chiedevano a lavoro, la facevo a mille…che
si veda che i friulani non sono semplicemente distinti, ma sono
ottimi ++.
Ogni
occasione che si presentava di fare qualcosa, la coglievo, anche a
rischio di farmi il paseo maritimo a piedi fino a casa (babba bia
quante volte l’ho
fatto ormai…).
Poi
ogni tanto, nel mezzo del cammino verso casa, mi son fermato su una
panchina a pensare un po’.
Il
mare ha una capacità
unica
di farti riflettere, come se le onde ti spingessero dentro i
pensieri, oltre a farti salire una sete…tutta
quella schiuma fuori dal bicchiere...
E
tra i vari pensieri, oltre a una cagnetta, mi trovavo a pensare a
cosa ho lasciato e cosa ho guadagnato, se il mio è
stato
un investimento o una fuga.
Cosa
ho portato dall’italia?
Un
po’ di
buona cucina e il segreto di una vita sana…
la
sacra dottrina dell’interpretazione
sistematica…
Un
po’ di
stile..
…un
po’ di
sete.
Ognuno
è libero
di vere il bicchiere mezzo
pieno
o mezzo vuoto
Certo
è che
o lo secchi
o
lo riempi
Non
è che
puoi star lì ad
aspettare che la birra si scaldi e la sete avanzi
Cosa
ho portato a casa?
Nuovi
sapori….
….nuovi
amici…
Incredibili
paesaggi, mari, luoghi in cui vedere lo stesso sole di Pordenone
tramontare con nuovi giochi di luce…
Mi
sono trovato a indossare maglie diverse (del resto non è
che
posso andare in giro puzzone), ma per quante maglie posso aver
cambiato il cuore che ho è
sempre
e solo uno, ed è
nero
verde (con sfumature rosse).
E
così passano
i primi 45 minuti e ripensi a cosa hai fatto fino ad adesso, a dove è
cominciato
tutto…
Pensi
a dove potresti arrivare…
e
a tutto quello che hai passato per arrivare dove sei, alle cose
inutili che ti porti addosso e al fatto che i problemi son
problemi…punto.
In
fondo, come mi insegna Pippo, nella vita…
a
voul bighe, no cjavei
Fine
primo tempo
.
venerdì 18 marzo 2016
AVVOCUP - L'uomo che fa ingresso nella storia del calcio...
.
Cari Amici,
è con grande piacere che
riporto di seguio l'intervista apparsa sulla prima pagina interna
della Gazzetta di martedì scorso. Stiamo parlando di un uomo
destinato a rimanere per sempre nella storia del calcio.
Buona lettura.
DECIO PICCOLO, BOMBER
DA... TAVOLINO!!!
.
Ecco un'altra incredibile
storia che ci regala questo straordinario pianeta che si chiama
“CALCIO”. Da quando, nella notte dei tempi, per la prima volta un
piede di ominide ha calciato una sfera realizzata con una vescica di
animale gonfiata e fino ai giorni d'oggi, non era mai accaduto quello
che si è registrato sabato scorso su un rettangolo verde della
periferia bresciana. I fatti. Campionato di Calcio Forense del Nord
Italia, devono affrontarsi le compagini di Brescia e Genova. I
genovesi, chiamati all'ardua trasferta, non si presentano a causa di
alcune defezioni dell'ultimo minuto; ne consegue quindi da
regolamento il successo a tavolino delle rondinelle per 3-0. Fin qui
tutto rientra nella norma. L'unicità dell'evento sta nel fatto che
le tre reti sono state assegnate ad un giocatore che, tra l'altro,
con la tripletta virtuale realizzata, è balzato al comando della
classifica cannonieri. Ma come è potuto accadere questo? Vediamo
cosa ci ha risposto il diretto interessato, tale Decio Piccolo da
Brescia, calciatore “maturo” dedito saltuariamente alla passione
di avvocato:
«Cosa
c'è di strano? In fondo io sono uno che ha sempre avuto confidenza
con il gol (anche se il gol ogni tanto prende le distanze da me e mi
trascura) e... soprattutto con il tavolino (imbandito)! Le tre reti di
sabato scorso sono frutto della mia caparbietà e della mia
straordinaria forza di volontà, abbinate alle mie innate doti
tecniche naturalmente. Non a caso, infatti, le tre marcature sono di
pregevole fattura: uno in rovesciata dallo spigolo dell'area, uno di
tacco al volo ed uno direttamente dal calcio d'angolo. Segnalo
peraltro anche una traversa colta con una palombella calciata dalla
linea di centrocampo. Il pallone della gara, che ovviamente ho
portato a casa per diritto acquisito, campeggia già nella bacheca di
casa Piccolo... Vede, questo dell'Avvocup è un mondo parallelo nel
quale vigono regole diverse rispetto a quelle del calcio
tradizionale. Qui da noi nulla è ovvio o scontato. Qui da noi, tanto
per cominciare, i tempi di gara NON sono due, ma tre e tutti
ugualmente importanti. Qui da noi le “cazzate” sono una
componente imprescindibile della nostra esistenza, costituiscono una
preziosa materia prima della vita ed una essenziale fonte di
ispirazione. Qui da noi l'unità di misura della capacità di ognuno
è... il litro! Qui da noi il tasso tecnico, per valere, deve misurarsi con il
tasso alcolico...
Qui da noi l'età anagrafica è solamente un
attestato cartaceo a fini meramente burocratici, un dato formale
vuoto di significato. Qui da noi la giovinezza è un sentimento e non
un riferimento biologico. Qui da noi i calciatori professionisti (noi
lo siamo tutti, dal primo all'ultimo!) non sono pagati per giocare,
anzi (abbiamo anche qualche caso isolato di giocatore pagato per non
giocare!). Qui da noi i calciatori prima di tutto sono degli uomini!
Qui da noi gli uomini non si sono MAI scordati di essere stati dei
bambini... Qui da noi la polemica viene metabolizzata e si trasforma in
ironia. Qui da noi l'ambiente non è inquinato dai giornalisti
sportivi, perchè la stampa si attiene rigorosamente alle nostre
regole. Qui da noi i sogni esistono, sono qualcosa di concreto: prima
di tutto nascono liberi nella nostra mente, senza condizionamenti di
alcun tipo, poi cominciano a materializzarsi, prendono forma e si
traducono in realtà. Bisogna solo avere il coraggio di osare e di
sognare! Non è cosa da tutti! Se desideri ardentemente essere
Campione d'Italia, puoi diventarlo... Qui da noi il tempo si è
fermato ed il pallone rotola ancora per strada...
Lei, a quale mondo
preferirebbe appartenere?».
Dopo
questa lezione di calcio, ma soprattutto di vita, ogni ulteriore
commento ci pare superfluo. Il rischio ora è che si scateni una
bagarre furibonda tra le compagini di tutta Italia per l'iscrizione
alla prossima Avvocup, il Torneo di calcio dove i sogni divengono
realtà...
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mercoledì 2 marzo 2016
IL PROTAGONISTA - Tirex entra nel club dei centenari!
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AVVOCUP: 25
TORNEI (Montepulciano, Europei Dublino, Europei Paestum, Europei Malta, Torneo Vienna 2012): 7
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CAMPIONATO AMATORI: 70AVVOCUP: 25
TORNEI (Montepulciano, Europei Dublino, Europei Paestum, Europei Malta, Torneo Vienna 2012): 7
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Ti ringrazio Enri per il pensiero, sono ormai passati otto lunghi anni dal mio esordio a Sedrano, tra lo scetticismo generale (Toni pronto a dipingere nell'aria una X con la bandierina) e la curiosità per quello sbarbatello (allora lo ero) spilungone appena laureato.
Inutile dire che, settimana dopo settimana, partita dopo partita, siete diventati una seconda famiglia per me, e vi ringrazio infinitamente per avermi dato la possibilità di stare in mezzo a voi. Anche nei momenti difficili (sembra di no, ma ci sono pure quelli), la squadra, gli amici, il pallone e i "terzi tempi" sono stati per me provvidenziali.
Spero di fare altre cento reti, anche se l'unica cosa che conta, lo dico sempre, è il risultato della squadra, e non del singolo. Certe volte non sono molto lucido, impreco, sbotto, ma poi rientra tutto e il primo a prendersela con se stesso sono proprio io. In realtà tengo molto alla squadra.
Ringrazio Toni Pollini e quella sua telefonata del gennaio 2008 -"mi dicono che lei dottore giochi a calcio.."-. Anche se non dialoghiamo tantissimo (lui ha smesso da tempo di .."parlarmi" costantemente dalla linea laterale) penso che ci leghi una profonda stima calcistica.
Ringrazio il Mister. Il suo arrivo, nel bene o nel male, ha fatto diventare questo gruppo competitivo e la vittoria di Mantova è lì a dimostrarlo.
Ringrazio La Vecchia Guardia, (Enrico, Kap, Emo, Manlio, Andrea, Koala, Sandro, Diego, Brovedinho) per avermi sin da subito accolto alla grande.
Ringrazio Alberto che mi catechizza ogni sabato con quegli sguardi di fuoco. I suoi costanti "consigli" tecnico-tattici mi fanno capire che c'è sempre qualcosa da migliorare.
Ringrazio Gino quando alza la testa e mi guarda, Feltrinho che mi sprona e Gaspa. Quando c'è lui, so che faremo bene. Non posso dimenticare Cornix, Gegè, Ivan, Angui, Gullovich, Pippo, Sarci (grande rientro), Vice, Piero. Anche i Desaparecidos Dego (che oggi era presente all'allenamento) e il più forte di tutti, la Faina.
Ringrazio i Miei Amici e compagni di reparto Benve e Miki, gente che parla la mia stessa lingua ..calcistica. Specialmente Miki che, da quando fa parte del gruppo, è diventato una sorta di parafulmine tra me e Toni (dai scherzo!). Come faccio a non vedervi più ? Con chi mi sfogo? Vi aspetto di nuovo in campo!
Ringrazio i giovani (e i nuovi arrivati). Gente che corre. Forse a loro potrò dare qualche consiglio in futuro. Rappresentano la continuazione di questa bella favola che è la Nostra Squadra.
Perdonate questa lagna ma sono stati comunque otto anni pieni di emozioni. Un abbraccio a tutti! e Forza Ramarri!
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Inutile dire che, settimana dopo settimana, partita dopo partita, siete diventati una seconda famiglia per me, e vi ringrazio infinitamente per avermi dato la possibilità di stare in mezzo a voi. Anche nei momenti difficili (sembra di no, ma ci sono pure quelli), la squadra, gli amici, il pallone e i "terzi tempi" sono stati per me provvidenziali.
Spero di fare altre cento reti, anche se l'unica cosa che conta, lo dico sempre, è il risultato della squadra, e non del singolo. Certe volte non sono molto lucido, impreco, sbotto, ma poi rientra tutto e il primo a prendersela con se stesso sono proprio io. In realtà tengo molto alla squadra.
Ringrazio Toni Pollini e quella sua telefonata del gennaio 2008 -"mi dicono che lei dottore giochi a calcio.."-. Anche se non dialoghiamo tantissimo (lui ha smesso da tempo di .."parlarmi" costantemente dalla linea laterale) penso che ci leghi una profonda stima calcistica.
Ringrazio il Mister. Il suo arrivo, nel bene o nel male, ha fatto diventare questo gruppo competitivo e la vittoria di Mantova è lì a dimostrarlo.
Ringrazio La Vecchia Guardia, (Enrico, Kap, Emo, Manlio, Andrea, Koala, Sandro, Diego, Brovedinho) per avermi sin da subito accolto alla grande.
Ringrazio Alberto che mi catechizza ogni sabato con quegli sguardi di fuoco. I suoi costanti "consigli" tecnico-tattici mi fanno capire che c'è sempre qualcosa da migliorare.
Ringrazio Gino quando alza la testa e mi guarda, Feltrinho che mi sprona e Gaspa. Quando c'è lui, so che faremo bene. Non posso dimenticare Cornix, Gegè, Ivan, Angui, Gullovich, Pippo, Sarci (grande rientro), Vice, Piero. Anche i Desaparecidos Dego (che oggi era presente all'allenamento) e il più forte di tutti, la Faina.
Ringrazio i Miei Amici e compagni di reparto Benve e Miki, gente che parla la mia stessa lingua ..calcistica. Specialmente Miki che, da quando fa parte del gruppo, è diventato una sorta di parafulmine tra me e Toni (dai scherzo!). Come faccio a non vedervi più ? Con chi mi sfogo? Vi aspetto di nuovo in campo!
Ringrazio i giovani (e i nuovi arrivati). Gente che corre. Forse a loro potrò dare qualche consiglio in futuro. Rappresentano la continuazione di questa bella favola che è la Nostra Squadra.
Perdonate questa lagna ma sono stati comunque otto anni pieni di emozioni. Un abbraccio a tutti! e Forza Ramarri!
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lunedì 1 febbraio 2016
SCOOP - Il calciomercato si chiude con un botto clamoroso!!!
.
PORDENONE / TORINO – Il
calciomercato invernale termina oggi e, come da tradizione, arriva la
chiusura col botto! E che botto!!! Nessuno poteva immaginare quello
che è accaduto! Si tratta di un vero e proprio terremoto in casa
neroverde (e non solo!). Neanche nella più fervida immaginazione di
una mente malata poteva trovare albergo l'idea che il miliardario
mondo professionistico del calcio potesse incrociare il suo cammino
con la folkloristica realtà del calcio di periferia. Il merito di
tutto questo va ascritto a due eroi nostrani, M. T. e A. B. detto “El
mona de Reggio”, che con un blitz d'altri tempi nel ritiro della
squadra Campione d'Italia, hanno ingaggiato il tecnico della
blasonata squadra bianconera Massimiliano Allegri (vedi foto di
repertorio).
Come siano riusciti in quest'impresa, nessuno lo sa, ma tant'è. La dirigenza della Juve, a dir poco spiazzata dall'accaduto, probabilmente frastornata e ancora sotto shock, ha optato per la soluzione più rapida e meno plausibile (quanto meno per la fase di traghettamento): lo scambio delle panchine tra le due società interessate! Risultato? Il Grigo finisce alla corte di Agnelli!
Qualcuno parla di sogni, qualcun altro di incubi, qualcun altro ancora di uso di droghe... dipende dai punti di vista... Fatto sta che la frittata oramai è servita! I ramarri togati che perdono il loro navigato timoniere, alla guida della banda neroverde dal 2011, non nascondono il loro dispiacere, ma indubbiamente il sostituto pare quanto meno all'altezza del suo predecessore. Il Patron Pollini è al settimo cielo: «Dopo questo straordinario exploit di mercato, la coppia Toffoli-Benvenuti ha trovato collocazione definitiva dietro la scrivania! Li ringrazio pubblicamente per avermi offerto una soluzione brillante e, al tempo stesso, per avermi risolto un problema....». In casa Juve ancora non si sono sbottonati riguardo all'accaduto (voci di corridoio danno Marotta in partenza per la Siberia, con biglietto di sola andata).
Ma veniamo alle prime dichiarazioni dei due protagonisti.
Come siano riusciti in quest'impresa, nessuno lo sa, ma tant'è. La dirigenza della Juve, a dir poco spiazzata dall'accaduto, probabilmente frastornata e ancora sotto shock, ha optato per la soluzione più rapida e meno plausibile (quanto meno per la fase di traghettamento): lo scambio delle panchine tra le due società interessate! Risultato? Il Grigo finisce alla corte di Agnelli!
Qualcuno parla di sogni, qualcun altro di incubi, qualcun altro ancora di uso di droghe... dipende dai punti di vista... Fatto sta che la frittata oramai è servita! I ramarri togati che perdono il loro navigato timoniere, alla guida della banda neroverde dal 2011, non nascondono il loro dispiacere, ma indubbiamente il sostituto pare quanto meno all'altezza del suo predecessore. Il Patron Pollini è al settimo cielo: «Dopo questo straordinario exploit di mercato, la coppia Toffoli-Benvenuti ha trovato collocazione definitiva dietro la scrivania! Li ringrazio pubblicamente per avermi offerto una soluzione brillante e, al tempo stesso, per avermi risolto un problema....». In casa Juve ancora non si sono sbottonati riguardo all'accaduto (voci di corridoio danno Marotta in partenza per la Siberia, con biglietto di sola andata).
Ma veniamo alle prime dichiarazioni dei due protagonisti.
Allegri è stato molto
sintetico, palesando un moderato entusiasmo: «Quei
due cialtroni mi hanno fottuto con l'inganno! Non finisce qui!». Più loquace invece il
vecchio leone scaligero durante la conferenza stampa, dove in
apertura si è sfiorata subito la rissa per convincerlo ad indossare
la cravatta.
Ecco le sue battute finali: «Mi
avarò sempre tel cuor i Avocati e l'Hellas, ma scusème, quando
che me capita un'altra ocasion cusì par far dani ai Gobi?!? A ogni
modo scòlteme qua: mi l'Avvocup la go xà portada a casa, adès
vedemo cosa che l'è bon de far quel là! Go finìo... andè a cagar
tuti quanti (rivolto ai
giornalisti)...».
Anche l'esordio al campo di allenamento è stato scoppiettante.
Dapprima il giovane talento transalpino Paul Pogba, reo di aver mal
interpretato una precisa disposizione tattica, è stato oggetto di
una critica costruttiva sul concetto di intelligenza clacistica («Te
son più stupido de una merda cagada da un mus malà!»).
Poi è stata la volta di Morata, che ha ritenuto di dover suggerire al tecnico la corretta pronuncia del proprio cognome: «Marota, Moratta, Maretta... no me frega un cazzo de come che te te ciami, ti te à da far gol e basta!». Infine si sono registrati attimi di tensione quando i senatori
della squadra (Buffon, Chiellini, Marchisio & C.), dopo
un'incomprensione nella prima seduta di allenamento con partitella a
“zero tocchi”, si sono sentiti dare dei “Marsùcui”. La
sensazione è che non ci sarà da annoiarsi. Attendiamo gli ulteriori
sviluppi...
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martedì 23 giugno 2015
IL CASO - La mano ed il piede: nel calcio tutto è relativo...
PORDENONE
- Per chi ha un sacco di tempo da perdere (pensiamo per esempio a chi
si trova in pieno relax al mare, con il cellulare incollato sulla
mano), ecco un'ottima occasione per disquisire di futili questioni.
Talvolta nella vita sembra che, con riguardo ad alcuni temi, esistano
dei dogmi insormontabili, in quanto storicamente radicati nella
cultura o nella tradizione del momento. In realtà poi accade spesso
che, svolgendo un banale esercizio come quello di cambiare la
prospettiva di osservazione, si giunga in modo razionale e coerente a
delle conclusioni diametralmente opposte. E ció sulla base di un
noto principio, figlio del più classico dei luoghi comuni: "tutto
è relativo". Prendiamo spunto, per dare corso a questo nobile
esercizio intellettuale, da una disciplina sportiva scelta a caso: il
calcio o football.
Partiamo un pò da lontano. L'arto superiore e l'arto inferiore...
elementi imprescindibili della figura umana e non solo, supporti
essenziali per lo svolgimento di qualunque tipo di attività
sportiva, nella quale, sovente, sono le loro raffinate appendici
estreme a giocare un ruolo determinante.
La mano, organo prensile che
si trova all'estremità del braccio ed il piede, struttura anatomica
situata anch'essa all'estremità distale della gamba. E giungiamo
così al tema che oggi ci occupa, rientrando diligentemente nel
nostro modesto alveo di competenza: il football.
Qui la mano ed il piede assumono con chiarezza inequivocabile
ciascuno il proprio senso. Tralasciando l'eccezione alla regola da
individuarsi nel ruolo di portiere, possiamo affermare senza tema di
smentita che la prima è assolutamente inutile o addirittura dannosa,
mentre il secondo (anche qui con le dovute eccezioni del caso...)
rappresenta il fulcro dell'attività in questione. Ebbene, siamo in
grado di potervi dimostrare l'esatto contrario, attraverso un esempio
concreto, verificatosi di recente, che ha definitivamente invertito
la rotta della carriera di due calciatori nel corso della medesima
gara. Per questioni di riservatezza, manterremo l'anonimato dei
protagonisti, facendo uso di pseudonimi frutto di pura fantasia. Seguiamo l'ordine cronologico. Il calciatore che chiameremo Bevazzano, sottratto con
la forza alla disciplina del basket
e trattenuto con ostinata testardaggine nel mondo della pelota,
durante un contrasto aereo a centrocampo, colpisce la palla con la
mano, indirizzandola verso un compagno che a sua volta la porge ad un
altro compagno che mette in gol. Gli avversari insorgono, lamentando
l'irregolare tocco di mano del calciatore Bevazzano che ha innescato
l'azione. L'arbitro si reca nei pressi del presunto "manfattore"
e chiede lumi al diretto interessato il quale coraggiosamente sceglie
la tortuosa via della sincerità.Risultato: gol annullato e busto in bronzo massiccio dell'eroico paladino del fair play, esposto all'entrata dello Stadio, teatro dell'evento. I complimenti e gli elogi si sprecano (“Tu non sei come Maradona...”). Oggi il calciatore Bevazzano (che oramai vive di questa professione, grazie al sontuoso ingaggio procuratosi di recente), ha abbandonato l'anonimato calcistico in cui versava, per diventare l'icona della lealtà sportiva, insieme al meno noto Pieffe De Coubertin. La mano dunque, da sempre identificata nel gioco del calcio come la più vile e meschina tra le irregolarità, assurge invece a veicolo di acclamazione e successo. Veniamo al secondo episodio, nella stessa partita. È il momento dei calci di rigore, che decideranno le sorti dell'incontro. Le squadre attingono ai loro migliori elementi, quelli dotati di maggiore tecnica, quelli dai piedi vellutati. Nel momento topico del "dentro o fuori" va sul dischetto il calciatore che chiameremo Serpentino, eroe in piena carica ed artefice primo dei gloriosi successi di squadra, abile giocoliere dai piedi prensili, simbolo della tecnica calcistica allo stato più puro. È il suo il piede più sicuro tra tutti. Parte la rincorsa che culmina poi in un brusco arresto, dal quale fuoriesce un morbido "cucchiaio" attinto da un repertorio che Madre Natura concede solo a pochi eletti. Il rischio è massimo: si puó passare dai panni di eroe a quelli di zimbello in un solo istante. Tutto dipende dall'esito, da qui uscirà la sentenza che definirà in modo inappellabile i connotati del gesto: coraggioso o frutto di demenza. La sfera accarezzata dal velluto è facile preda del portiere, rimasto immobile ad accoglierla tra le braccia. Una carriera improvvisamente troncata: oggi, l'ex calciatore Serpentino, fa lo sguattero in un'Osmizza triestina dove quotidianamente è chiamato a lucidare posate, cucchiai inclusi, secondo il più severo dei contrappassi danteschi. Il piede felpato diviene così l'artefice primo della disfatta, smetterà per sempre di essere il pennello che dipinge sul rettangolo verde quadri d'autore, per rientrare nella dimensione ordinaria propria di ogni bipede, quella di banale mezzo di locomozione. Questa è la vita, questo è il calcio... dove tutto è relativo...
.
mercoledì 20 maggio 2015
IL PROTAGONISTA – “Brovedinho il Divino”, novello Zamora...
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PORDENONE
– Sembrava una serata qualunque, durante la quale si svolge una
insignificante partita amatoriale di fine campionato. Gara senza
storia con risultato tennistico e quindi, per l'occhio distratto e
superficiale, nessun episodio degno di nota... E invece no! Il
taccuino dell'esperto cronista trova posto per l'inchiostro
posizionandosi al minuto 72' della partita... Sul punteggio di 6-1
per i ramarri l'arbitro decreta un calcio di rigore in favore dei
padroni di casa. A difendere la porta neroverde il poliedrico
“Brovedinho”, spinto tra i pali dalla necessità e da una serie
rocambolesca di defezioni (inclusa la sua per l'impiego da
centrocampista!). L'attaccante avversario opta per la soluzione più
sgradita ai portieri: tiro centrale a mezza altezza (vedi il recente
Ronaldo-Buffon in Real Madrid-Juve). Il numero uno naoniano non
abbocca alla finta (...a differenza di Buffon!), resta in piedi fino
all'ultimo secondo e devia oltre la traversa. Applausi. Ma non basta.
Passano 120'' ed il direttore di gara concede un'altra chance
dagli undici metri ai locali. Questa volta va sul dischetto il
portiere! “Brovedinho”, impassibile di fronte alla scelta
sfrontata degli avversari che gli pongono innanzi l'improvvisato
(come rigorista...) “collega”, lo annichilisce dapprima con lo
sguardo e, dopo aver intuito in anticipo la traiettoria del cuoio, costringe il
malcapitato ad angolare il tiro ed a mettere a lato. Altri
applausi...
Certamente non sono moltissimi i portieri che possono vantare nel loro curriculum personale due rigori neutralizzati nella medesima gara: che si aprano per il nostro “Brovedinho” le porte di una nuova e scintillante carriera? Chissà...
Certamente non sono moltissimi i portieri che possono vantare nel loro curriculum personale due rigori neutralizzati nella medesima gara: che si aprano per il nostro “Brovedinho” le porte di una nuova e scintillante carriera? Chissà...
Nel
frattempo vi proponiamo una scheda tecnica succinta del più grande
portiere della storia del calcio, Ricardo Zamora detto “El Divino”
(1901-1978), dalla quale emergono delle inquietanti analogie...
Ricardo Zamora y Martinez nacque a Barcellona il 21 gennaio 1901 e fin da ragazzo si avvicinò subito al gioco del calcio. Il suo primissimo ruolo fu la mezza punta. Nel corso di una partita fra adolescenti, si infortunò il portiere titolare e Zamora venne invitato a prenderne il posto. Se la cavò talmente bene che quel ruolo gli rimase appiccicato per sempre. Era alto, ma non imponente per il ruolo. L'armonia dei movimenti si traduceva nel tempismo dell'intervento e nella quasi soprannaturale capacità di "leggere" le intenzioni dell'avversario, che fu all'origine del suo soprannome. Si diceva che l'attaccante fosse costretto a tirare senza guardare lui, “El Divino”, che altrimenti l'avrebbe ipnotizzato col suo sguardo magnetico e leggendo nell'intenzione sarebbe partito all'unisono col tiro per bloccare il pallone. Nel corso della carriera, il mito ed il campione continuarono a viaggiare sullo stesso binario; Zamora era popolare, ad esempio, per i suoi spettacolari interventi proprio negli ultimi minuti delle partite.
Si distingueva per il suo stile unico e inimitabile: calmissimo fra i pali, seguiva il gioco con un innato senso della posizione, ogni tiro lo trovava sulla traiettoria giusta, tanto che gli avversari pativano l'impressione di aver mandato la palla proprio dove voleva lui, quasi fossero stati stregati. Eccezionale para-rigori, vero e proprio precursore del portiere moderno, usciva spesso dall'area per anticipare gli avversari con lunghi rilanci.
Ricardo Zamora y Martinez nacque a Barcellona il 21 gennaio 1901 e fin da ragazzo si avvicinò subito al gioco del calcio. Il suo primissimo ruolo fu la mezza punta. Nel corso di una partita fra adolescenti, si infortunò il portiere titolare e Zamora venne invitato a prenderne il posto. Se la cavò talmente bene che quel ruolo gli rimase appiccicato per sempre. Era alto, ma non imponente per il ruolo. L'armonia dei movimenti si traduceva nel tempismo dell'intervento e nella quasi soprannaturale capacità di "leggere" le intenzioni dell'avversario, che fu all'origine del suo soprannome. Si diceva che l'attaccante fosse costretto a tirare senza guardare lui, “El Divino”, che altrimenti l'avrebbe ipnotizzato col suo sguardo magnetico e leggendo nell'intenzione sarebbe partito all'unisono col tiro per bloccare il pallone. Nel corso della carriera, il mito ed il campione continuarono a viaggiare sullo stesso binario; Zamora era popolare, ad esempio, per i suoi spettacolari interventi proprio negli ultimi minuti delle partite.
Si distingueva per il suo stile unico e inimitabile: calmissimo fra i pali, seguiva il gioco con un innato senso della posizione, ogni tiro lo trovava sulla traiettoria giusta, tanto che gli avversari pativano l'impressione di aver mandato la palla proprio dove voleva lui, quasi fossero stati stregati. Eccezionale para-rigori, vero e proprio precursore del portiere moderno, usciva spesso dall'area per anticipare gli avversari con lunghi rilanci.
Nonostante
il lungo tempo trascorso, Zamora resta un'icona per la storia del
calcio. Sembra quasi di rivederlo ancora, chiuso nel suo
caratteristico maglione norvegese, protetto da ginocchiere,
cavigliere e parastinchi, guanti rossi e berrettone grigio... Fra i
pali realizzò imprese sensazionali che diedero vita e a un detto
ancora attuale: "Esistono soltanto due portieri: San Pietro in
cielo, Ricardo Zamora in terra...". Venne considerato il più
forte portiere del mondo e attorno alla sua figura di "eroe"
nacque una leggenda che ne mantiene vivo ancora oggi una sorta di
culto come inarrivabile campione.
Meditate
gente, meditate...
..
venerdì 27 febbraio 2015
CAMPIONATO AMATORI - La giustizia sportiva riabilita il Kaptàno "Uomo di Calcio Vero"!
.
PORDENONE
- Di fronte all'evidenza del valore umano, anche il Giudice Sportivo
nulla può! Questo è il prezioso insegnamento che possiamo trarre da
quanto occorso in settimana in casa neroverde. Ricostruiamo i fatti,
facendo un passo indietro. L'episodio che caratterizza la nostra
vicenda è accaduto lunedì scorso in quel di San Quirino, a pochi
minuti dal termine della sfida amatoriale tra Avvocati Pordenone ed
Aurora San Foca. Il valoroso Kaptàno dei ramarri, Paolo Luisa
Vissat, sbrogliando con eleganza l'ennesima situazione di pericolo
nella propria area, esce a testa alta con la palla al piede, dopo
averla sradicata all'attaccante avversario. La giovane e scattante
punta dell'Aurora però non si arrende e torna inopinatamente sul
Kaptàno tentando di sottrargli il cuoio, nella sua ingenua
inconsapevolezza. A quel punto all'indomito combattente non resta che
difendersi dal vile attacco subito alle spalle e, mosso dall'istinto
dell'Uomo di Calcio Vero, aumenta con sapiente maestria il volume del
proprio corpo. Risultato: gomitata in faccia, uomo che rantola a
terra, calcio di rigore e cartellino rosso. Nel caso di espulsione
diretta, il regolamento prevede una squalifica che va dalle due
giornate in su, con un ulteriore aumento nel caso in cui il reo
indossi i galloni di capitano (come nel caso di specie). Ecco allora
che l'animo impavido del lungimirante avvocato Pollini, intuendo
l'imminente perpetrarsi di una grave ingiustizia, adiva in via
preventiva il Giudice Sportivo con un atto che è destinato a
rimanere nella storia per la sua straordinaria pregnanza, unita ad
una magistrale capacità di sintesi. Il Giudice, messo di fronte
all'evidenza dei fatti, infliggeva il minimo della pena: una giornata
di squalifica (anzichè due o tre). Ritenendo di fare cosa gradita ed
utile, soprattutto per i colleghi più giovani che si stanno
affacciando alla "più maliarda delle professioni",
riportiamo di seguito l'opera somma dell'avvocato Pollini: giovani
amici, prendete spunto da questo ricorso ed imparate talvolta ad
uscire dagli schemi...
giovedì 15 gennaio 2015
martedì 11 novembre 2014
LA TESTIMONIANZA – Lettera aperta a Giove Pluvio...
.
PORDENONE
– Cari amici, in questo momento di grande difficoltà per tutti
noi, è giunta in redazione una testimonianza toccante che ci è
parso doveroso rendere pubblica. Restiamo vicini e facciamoci
coraggio l'un l'altro, arriveranno tempi migliori...
.
Caro
Giove Pluvio, son un bimbo anonimo triste maggiorenne e brizzolato
che vorrebbe dirti alcune cose. Da lungo tempo oramai non riesco più
a frequentare i miei amichetti del sabato pomeriggio per giocare a
pallone insieme a loro: quando arriva il momento di incontrarci,
l'acqua la fa sempre da padrone e così tutti i nostri buoni
propositi finiscono per... naufragare.
Mi
rendo conto che il genere umano non ti ha dato grosse soddisfazioni
nel corso di questi 200.000 anni di esistenza, ma ricorda che la
lezione impartita circa 5.000 anni or sono, non è servita a nulla.
Siamo rimasti tali e quali. Io non c'ero in Mesopotamia oltre 2000
anni fa, ma il figlio di Noè (che è uno dei miei amichetti
calciatori), mi riferisce che l'andazzo era lo stesso... Vediamo di
non scherzare! Ho ancora un sacco di cose da fare e tanta voglia di
continuare a vedere il pallone che rotola.
Dopo tutti questi lunghi,
vuoti e piovosi sabati trascorsi forzatamente lontano dai campi di
gioco, i danni cominciano ad essere ingenti: famiglie sull'orlo di
una crisi di nervi, coppie sulla via della separazione, qualcuno che
comincia a dedicarsi al gioco d'azzardo, all'alcool, agli
stupefacenti o, peggio ancora, allo shopping nei centri commerciali.
Stiamo perdendo la nostra identità e, in molti casi, perfino la
dignità (mi riferisco naturalmente allo shopping). Dai Giò, abbi
pietà di noi e restituiscici il nostro prezioso giocattolo (volendo,
non mancherebbe neanche troppo tempo al Natale).
Ad
ogni buon conto l'Arca è pronta, ma sappi che questa volta le cose
andranno diversamente. Non ci sarà posto per gli animali... Solo io,
i miei compagni di gioco, la rete con i palloni, la pompa, la
siringa, le casacche, due porticine, i paletti, i fusti di birra, le
vettovaglie... Inoltre, ti annuncio che la pacchia è finita anche
per il tuo prediletto e la sua numerosa famiglia: sulla barca salirà
solamente uno dei suoi figli...
Infine
una domanda, tanto per sapersi regolare (anche con le scorte da
approntare): MA QUANTO MINCHIA DURERA' ANCORA QUESTA PUNIZIONE
DIVINA?!?
Grazie.
Con
affetto (tendende al ribasso).
Un
bimbo anonimo triste maggiorenne e brizzolato
.
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