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giovedì 28 aprile 2016

DA PALMA DE MALLORCA - Palma res: una vita da mediano (di Renè Capuzzo)


Riflessioni, inflessioni, condivisioni e invitazioni.

Cari ramarri,
dopo 5 mesi passati nellantica isola del contrabbando, ho deciso di condividere con voi i miei pensieri su questo periodo che ho trascorso qui.
 
Per rendervi più partecipi ho deciso di condire il mio flusso di (n) coscienza con foto e musica, perchè non so voi, ma certe volte (maledetta tv) mi trovo a pensare come se fossi in una serie televisiva, con tanto di sottofondo, flashback, melancolia, minchiate e spoiler impossibili.
 
Ad esempio laltro giorno, pensando a cosa e come scrivervi, mi son trovato a pensare al calcio come metafora della vita. Niente di più scontato, e dovuto, per un blog calcistico rigorosamente umoristico, tranne quando si parla di passione.
 
La vita può essere un po tante cose, ma per un calciatore, in fondo, è più facile da pensarla come una partita, no? Magari un popiù lunga, magari senza recupero, magari in cui stai giocando in un ruolo che non senti tuo.
 
Quindi, per raccontarvi un pola mia storia, vorrei iniziare.
 
Arrivo negli spogliatoi, mi guardo in giro. Tutti si stanno cambiando. Tony mi passa la maglia, dice la formazione. Nel frattempo trovo un posto in una panchina e mi cambio anchio.
 
Guardo i miei compagni. C'è chi è ancora un primo pelo e c'è chi invece ha lasciato anche lultimo. C'è chi è serio, chi è carico, chi scherza, chi pensa alla partita, chi pensa al post partita, chi non pensa proprio.
 
Ognuno è pronto ad entrare in campo, a ognuno è dato un ruolo. C'è chi è più portato a fare altro però in campo non sei sempre tu che decidi.
 
Tutti pronti, tutti fuorisi inizia.
 
Tutti schierati, ultimi passaggi, ultimo saluto prima di cominciare.
 
E larbitro fischia.
 
Io inizio a mille. Questa partita voglio giocarla bene.
 
Cambio strada, metto quello che ho imparato nello zaino e inizio a cercare la mia posizione in campo.
 
Nella mia ricerca mi vengono in mente i saggi consigli del dott. Boschian e non posso che sottoscrivere (il CV).
 
Porto con me anche le parole del mister e il suo verbo vai via.
 
Perchè se mai non ti proponi, mai ti arriverà unoccasione.
 
Il bello e il brutto di una partita è che non sai mai come può andare a finire.
 
Non sai mai chi puoi incontrareche potrebbe essere anche diverso da quello che ti aspettavi.

Una cosa è certa però, se stai in campo te la devi giocare.

Sei tu a scegliere se vuoi, se puoi dare di più o se vuoi riposarti.

Tu decidi se correre come un matto o solo quando è il momento giusto.

Sei tu che decidi dove muoverti e solo tu puoi vederti intorno e capire se potrebbe arrivarti un passaggio oppure no.

Se sei fortunato chi te la passa è 1 Pippo, se sei sfortunato è un Pippo 1 (alias pippone).

Tornando a me, io son venuto qui pieno di dubbi: non sapevo la lingua, non sapevo cosa avrei fatto, non avevo una casa, non conoscevo nessuno.
 
Mi sentivo un pocome Abramo, ma senza che Dio mi avesse detto di alzare il culo
 
I casi erano dueo temporeggiavo o giocavo di anticipo. Io ho deciso di fare lo spoiler.
 
Ogni occasione di dire qualcosa a qualcuno la usavo.

Ogni cosa che mi chiedevano a lavoro, la facevo a milleche si veda che i friulani non sono semplicemente distinti, ma sono ottimi ++.

Ogni occasione che si presentava di fare qualcosa, la coglievo, anche a rischio di farmi il paseo maritimo a piedi fino a casa (babba bia quante volte lho fatto ormai).
 
Poi ogni tanto, nel mezzo del cammino verso casa, mi son fermato su una panchina a pensare un po.
 
Il mare ha una capacità unica di farti riflettere, come se le onde ti spingessero dentro i pensieri, oltre a farti salire una setetutta quella schiuma fuori dal bicchiere...
 
E tra i vari pensieri, oltre a una cagnetta, mi trovavo a pensare a cosa ho lasciato e cosa ho guadagnato, se il mio è stato un investimento o una fuga.
 
Cosa ho portato dallitalia?
 
Un podi buona cucina e il segreto di una vita sana

la sacra dottrina dellinterpretazione sistematica

Un podi stile..

un podi sete.

Ognuno è libero di vere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto
 
Certo è che o lo secchi o lo riempi
 
Non è che puoi star lì ad aspettare che la birra si scaldi e la sete avanzi
 
Cosa ho portato a casa?
 
Nuovi sapori.

.nuovi amici
 
Incredibili paesaggi, mari, luoghi in cui vedere lo stesso sole di Pordenone tramontare con nuovi giochi di luce
 
Mi sono trovato a indossare maglie diverse (del resto non è che posso andare in giro puzzone), ma per quante maglie posso aver cambiato il cuore che ho è sempre e solo uno, ed è nero verde (con sfumature rosse).
 
E così passano i primi 45 minuti e ripensi a cosa hai fatto fino ad adesso, a dove è cominciato tutto
 
Pensi a dove potresti arrivare
 
e a tutto quello che hai passato per arrivare dove sei, alle cose inutili che ti porti addosso e al fatto che i problemi son problemipunto.
 
In fondo, come mi insegna Pippo, nella vita

a voul bighe, no cjavei

Fine primo tempo
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venerdì 18 marzo 2016

AVVOCUP - L'uomo che fa ingresso nella storia del calcio...

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Cari Amici,
è con grande piacere che riporto di seguio l'intervista apparsa sulla prima pagina interna della Gazzetta di martedì scorso. Stiamo parlando di un uomo destinato a rimanere per sempre nella storia del calcio.
Buona lettura.
 
DECIO PICCOLO, BOMBER DA... TAVOLINO!!!
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Ecco un'altra incredibile storia che ci regala questo straordinario pianeta che si chiama “CALCIO”. Da quando, nella notte dei tempi, per la prima volta un piede di ominide ha calciato una sfera realizzata con una vescica di animale gonfiata e fino ai giorni d'oggi, non era mai accaduto quello che si è registrato sabato scorso su un rettangolo verde della periferia bresciana. I fatti. Campionato di Calcio Forense del Nord Italia, devono affrontarsi le compagini di Brescia e Genova. I genovesi, chiamati all'ardua trasferta, non si presentano a causa di alcune defezioni dell'ultimo minuto; ne consegue quindi da regolamento il successo a tavolino delle rondinelle per 3-0. Fin qui tutto rientra nella norma. L'unicità dell'evento sta nel fatto che le tre reti sono state assegnate ad un giocatore che, tra l'altro, con la tripletta virtuale realizzata, è balzato al comando della classifica cannonieri. Ma come è potuto accadere questo? Vediamo cosa ci ha risposto il diretto interessato, tale Decio Piccolo da Brescia, calciatore “maturo” dedito saltuariamente alla passione di avvocato:
«Cosa c'è di strano? In fondo io sono uno che ha sempre avuto confidenza con il gol (anche se il gol ogni tanto prende le distanze da me e mi trascura) e... soprattutto con il tavolino (imbandito)! Le tre reti di sabato scorso sono frutto della mia caparbietà e della mia straordinaria forza di volontà, abbinate alle mie innate doti tecniche naturalmente. Non a caso, infatti, le tre marcature sono di pregevole fattura: uno in rovesciata dallo spigolo dell'area, uno di tacco al volo ed uno direttamente dal calcio d'angolo. Segnalo peraltro anche una traversa colta con una palombella calciata dalla linea di centrocampo. Il pallone della gara, che ovviamente ho portato a casa per diritto acquisito, campeggia già nella bacheca di casa Piccolo... Vede, questo dell'Avvocup è un mondo parallelo nel quale vigono regole diverse rispetto a quelle del calcio tradizionale. Qui da noi nulla è ovvio o scontato. Qui da noi, tanto per cominciare, i tempi di gara NON sono due, ma tre e tutti ugualmente importanti. Qui da noi le “cazzate” sono una componente imprescindibile della nostra esistenza, costituiscono una preziosa materia prima della vita ed una essenziale fonte di ispirazione. Qui da noi l'unità di misura della capacità di ognuno è... il litro! Qui da noi il tasso tecnico, per valere, deve misurarsi con il tasso alcolico...
Qui da noi l'età anagrafica è solamente un attestato cartaceo a fini meramente burocratici, un dato formale vuoto di significato. Qui da noi la giovinezza è un sentimento e non un riferimento biologico. Qui da noi i calciatori professionisti (noi lo siamo tutti, dal primo all'ultimo!) non sono pagati per giocare, anzi (abbiamo anche qualche caso isolato di giocatore pagato per non giocare!). Qui da noi i calciatori prima di tutto sono degli uomini! Qui da noi gli uomini non si sono MAI scordati di essere stati dei bambini... Qui da noi la polemica viene metabolizzata e si trasforma in ironia. Qui da noi l'ambiente non è inquinato dai giornalisti sportivi, perchè la stampa si attiene rigorosamente alle nostre regole. Qui da noi i sogni esistono, sono qualcosa di concreto: prima di tutto nascono liberi nella nostra mente, senza condizionamenti di alcun tipo, poi cominciano a materializzarsi, prendono forma e si traducono in realtà. Bisogna solo avere il coraggio di osare e di sognare! Non è cosa da tutti! Se desideri ardentemente essere Campione d'Italia, puoi diventarlo... Qui da noi il tempo si è fermato ed il pallone rotola ancora per strada...
Lei, a quale mondo preferirebbe appartenere?».
 
Dopo questa lezione di calcio, ma soprattutto di vita, ogni ulteriore commento ci pare superfluo. Il rischio ora è che si scateni una bagarre furibonda tra le compagini di tutta Italia per l'iscrizione alla prossima Avvocup, il Torneo di calcio dove i sogni divengono realtà...
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mercoledì 2 marzo 2016

IL PROTAGONISTA - Tirex entra nel club dei centenari!

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CAMPIONATO AMATORI: 70
AVVOCUP: 25
TORNEI (Montepulciano, Europei Dublino, Europei Paestum, Europei Malta, Torneo Vienna 2012): 7
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IL "TIRELLI PENSIERO"
Ti ringrazio Enri per il pensiero, sono ormai passati otto lunghi anni dal mio esordio a Sedrano, tra lo scetticismo generale (Toni pronto a dipingere nell'aria una X con la bandierina) e la curiosità per quello sbarbatello (allora lo ero) spilungone appena laureato.
Inutile dire che, settimana dopo settimana, partita dopo partita, siete diventati una seconda famiglia per me, e vi ringrazio infinitamente per avermi dato la possibilità di stare in mezzo a voi. Anche nei momenti difficili (sembra di no, ma ci sono pure quelli), la squadra, gli amici, il pallone e i "terzi tempi" sono stati per me provvidenziali.
Spero di fare altre cento reti, anche se l'unica cosa che conta, lo dico sempre, è il risultato della squadra, e non del singolo. Certe volte non sono molto lucido, impreco, sbotto, ma poi rientra tutto e il primo a prendersela con se stesso sono proprio io. In realtà tengo molto alla squadra.
Ringrazio Toni Pollini e quella sua telefonata del gennaio 2008 -"mi dicono che lei dottore giochi a calcio.."-. Anche se non dialoghiamo tantissimo (lui ha smesso da tempo di .."parlarmi" costantemente dalla linea laterale) penso che ci leghi una profonda stima calcistica.
Ringrazio il Mister. Il suo arrivo, nel bene o nel male, ha fatto diventare questo gruppo competitivo e la vittoria di Mantova è lì a dimostrarlo.
Ringrazio La Vecchia Guardia, (Enrico, Kap, Emo, Manlio, Andrea, Koala, Sandro, Diego, Brovedinho) per avermi sin da subito accolto alla grande.
Ringrazio Alberto che mi catechizza ogni sabato con quegli sguardi di fuoco. I suoi costanti "consigli" tecnico-tattici mi fanno capire che c'è sempre qualcosa da migliorare.
Ringrazio Gino quando alza la testa e mi guarda, Feltrinho che mi sprona e Gaspa. Quando c'è lui, so che faremo bene. Non posso dimenticare Cornix, Gegè, Ivan, Angui, Gullovich, Pippo, Sarci (grande rientro), Vice, Piero. Anche i Desaparecidos Dego (che oggi era presente all'allenamento) e il più forte di tutti, la Faina.
Ringrazio i Miei Amici e compagni di reparto Benve e Miki, gente che parla la mia stessa lingua ..calcistica. Specialmente Miki che, da quando fa parte del gruppo, è diventato una sorta di parafulmine tra me e Toni (dai scherzo!). Come faccio a non vedervi più ? Con chi mi sfogo? Vi aspetto di nuovo in campo!
Ringrazio i giovani (e i nuovi arrivati). Gente che corre. Forse a loro potrò dare qualche consiglio in futuro. Rappresentano la continuazione di questa bella favola che è la Nostra Squadra.
Perdonate questa lagna ma sono stati comunque otto anni pieni di emozioni. Un abbraccio a tutti! e Forza Ramarri!
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lunedì 1 febbraio 2016

SCOOP - Il calciomercato si chiude con un botto clamoroso!!!

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PORDENONE / TORINO – Il calciomercato invernale termina oggi e, come da tradizione, arriva la chiusura col botto! E che botto!!! Nessuno poteva immaginare quello che è accaduto! Si tratta di un vero e proprio terremoto in casa neroverde (e non solo!). Neanche nella più fervida immaginazione di una mente malata poteva trovare albergo l'idea che il miliardario mondo professionistico del calcio potesse incrociare il suo cammino con la folkloristica realtà del calcio di periferia. Il merito di tutto questo va ascritto a due eroi nostrani, M. T. e A. B. detto “El mona de Reggio”, che con un blitz d'altri tempi nel ritiro della squadra Campione d'Italia, hanno ingaggiato il tecnico della blasonata squadra bianconera Massimiliano Allegri (vedi foto di repertorio).
Come siano riusciti in quest'impresa, nessuno lo sa, ma tant'è. La dirigenza della Juve, a dir poco spiazzata dall'accaduto, probabilmente frastornata e ancora sotto shock, ha optato per la soluzione più rapida e meno plausibile (quanto meno per la fase di traghettamento): lo scambio delle panchine tra le due società interessate! Risultato? Il Grigo finisce alla corte di Agnelli!
Qualcuno parla di sogni, qualcun altro di incubi, qualcun altro ancora di uso di droghe... dipende dai punti di vista... Fatto sta che la frittata oramai è servita! I ramarri togati che perdono il loro navigato timoniere, alla guida della banda neroverde dal 2011, non nascondono il loro dispiacere, ma indubbiamente il sostituto pare quanto meno all'altezza del suo predecessore. Il Patron Pollini è al settimo cielo: «Dopo questo straordinario exploit di mercato, la coppia Toffoli-Benvenuti ha trovato collocazione definitiva dietro la scrivania! Li ringrazio pubblicamente per avermi offerto una soluzione brillante e, al tempo stesso, per avermi risolto un problema....». In casa Juve ancora non si sono sbottonati riguardo all'accaduto (voci di corridoio danno Marotta in partenza per la Siberia, con biglietto di sola andata).
Ma veniamo alle prime dichiarazioni dei due protagonisti.
Allegri è stato molto sintetico, palesando un moderato entusiasmo: «Quei due cialtroni mi hanno fottuto con l'inganno! Non finisce qui!». Più loquace invece il vecchio leone scaligero durante la conferenza stampa, dove in apertura si è sfiorata subito la rissa per convincerlo ad indossare la cravatta.
Ecco le sue battute finali: «Mi avarò sempre tel cuor i Avocati e l'Hellas, ma scusème, quando che me capita un'altra ocasion cusì par far dani ai Gobi?!? A ogni modo scòlteme qua: mi l'Avvocup la go xà portada a casa, adès vedemo cosa che l'è bon de far quel là! Go finìo... andè a cagar tuti quanti (rivolto ai giornalisti)...». Anche l'esordio al campo di allenamento è stato scoppiettante. Dapprima il giovane talento transalpino Paul Pogba, reo di aver mal interpretato una precisa disposizione tattica, è stato oggetto di una critica costruttiva sul concetto di intelligenza clacistica («Te son più stupido de una merda cagada da un mus malà!»). Poi è stata la volta di Morata, che ha ritenuto di dover suggerire al tecnico la corretta pronuncia del proprio cognome: «Marota, Moratta, Maretta... no me frega un cazzo de come che te te ciami, ti te à da far gol e basta!». Infine si sono registrati attimi di tensione quando i senatori della squadra (Buffon, Chiellini, Marchisio & C.), dopo un'incomprensione nella prima seduta di allenamento con partitella a “zero tocchi”, si sono sentiti dare dei “Marsùcui”. La sensazione è che non ci sarà da annoiarsi. Attendiamo gli ulteriori sviluppi...
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martedì 23 giugno 2015

IL CASO - La mano ed il piede: nel calcio tutto è relativo...


PORDENONE - Per chi ha un sacco di tempo da perdere (pensiamo per esempio a chi si trova in pieno relax al mare, con il cellulare incollato sulla mano), ecco un'ottima occasione per disquisire di futili questioni. Talvolta nella vita sembra che, con riguardo ad alcuni temi, esistano dei dogmi insormontabili, in quanto storicamente radicati nella cultura o nella tradizione del momento. In realtà poi accade spesso che, svolgendo un banale esercizio come quello di cambiare la prospettiva di osservazione, si giunga in modo razionale e coerente a delle conclusioni diametralmente opposte. E ció sulla base di un noto principio, figlio del più classico dei luoghi comuni: "tutto è relativo". Prendiamo spunto, per dare corso a questo nobile esercizio intellettuale, da una disciplina sportiva scelta a caso: il calcio o football. Partiamo un pò da lontano. L'arto superiore e l'arto inferiore... elementi imprescindibili della figura umana e non solo, supporti essenziali per lo svolgimento di qualunque tipo di attività sportiva, nella quale, sovente, sono le loro raffinate appendici estreme a giocare un ruolo determinante.
La mano, organo prensile che si trova all'estremità del braccio ed il piede, struttura anatomica situata anch'essa all'estremità distale della gamba. E giungiamo così al tema che oggi ci occupa, rientrando diligentemente nel nostro modesto alveo di competenza: il football. Qui la mano ed il piede assumono con chiarezza inequivocabile ciascuno il proprio senso. Tralasciando l'eccezione alla regola da individuarsi nel ruolo di portiere, possiamo affermare senza tema di smentita che la prima è assolutamente inutile o addirittura dannosa, mentre il secondo (anche qui con le dovute eccezioni del caso...) rappresenta il fulcro dell'attività in questione. Ebbene, siamo in grado di potervi dimostrare l'esatto contrario, attraverso un esempio concreto, verificatosi di recente, che ha definitivamente invertito la rotta della carriera di due calciatori nel corso della medesima gara. Per questioni di riservatezza, manterremo l'anonimato dei protagonisti, facendo uso di pseudonimi frutto di pura fantasia. Seguiamo l'ordine cronologico. Il calciatore che chiameremo Bevazzano, sottratto con la forza alla disciplina del basket e trattenuto con ostinata testardaggine nel mondo della pelota, durante un contrasto aereo a centrocampo, colpisce la palla con la mano, indirizzandola verso un compagno che a sua volta la porge ad un altro compagno che mette in gol. Gli avversari insorgono, lamentando l'irregolare tocco di mano del calciatore Bevazzano che ha innescato l'azione. L'arbitro si reca nei pressi del presunto "manfattore" e chiede lumi al diretto interessato il quale coraggiosamente sceglie la tortuosa via della sincerità.
Risultato: gol annullato e busto in bronzo massiccio dell'eroico paladino del fair play, esposto all'entrata dello Stadio, teatro dell'evento. I complimenti e gli elogi si sprecano (“Tu non sei come Maradona...”). Oggi il calciatore Bevazzano (che oramai vive di questa professione, grazie al sontuoso ingaggio procuratosi di recente), ha abbandonato l'anonimato calcistico in cui versava, per diventare l'icona della lealtà sportiva, insieme al meno noto Pieffe De Coubertin. La mano dunque, da sempre identificata nel gioco del calcio come la più vile e meschina tra le irregolarità, assurge invece a veicolo di acclamazione e successo. Veniamo al secondo episodio, nella stessa partita. È il momento dei calci di rigore, che decideranno le sorti dell'incontro. Le squadre attingono ai loro migliori elementi, quelli dotati di maggiore tecnica, quelli dai piedi vellutati. Nel momento topico del "dentro o fuori" va sul dischetto il calciatore che chiameremo Serpentino, eroe in piena carica ed artefice primo dei gloriosi successi di squadra, abile giocoliere dai piedi prensili, simbolo della tecnica calcistica allo stato più puro. È il suo il piede più sicuro tra tutti. Parte la rincorsa che culmina poi in un brusco arresto, dal quale fuoriesce un morbido "cucchiaio" attinto da un repertorio che Madre Natura concede solo a pochi eletti. Il rischio è massimo: si puó passare dai panni di eroe a quelli di zimbello in un solo istante. Tutto dipende dall'esito, da qui uscirà la sentenza che definirà in modo inappellabile i connotati del gesto: coraggioso o frutto di demenza. La sfera accarezzata dal velluto è facile preda del portiere, rimasto immobile ad accoglierla tra le braccia. Una carriera improvvisamente troncata: oggi, l'ex calciatore Serpentino, fa lo sguattero in un'Osmizza triestina dove quotidianamente è chiamato a lucidare posate, cucchiai inclusi, secondo il più severo dei contrappassi danteschi. Il piede felpato diviene così l'artefice primo della disfatta, smetterà per sempre di essere il pennello che dipinge sul rettangolo verde quadri d'autore, per rientrare nella dimensione ordinaria propria di ogni bipede, quella di banale mezzo di locomozione. Questa è la vita, questo è il calcio... dove tutto è relativo...
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mercoledì 20 maggio 2015

IL PROTAGONISTA – “Brovedinho il Divino”, novello Zamora...

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PORDENONE – Sembrava una serata qualunque, durante la quale si svolge una insignificante partita amatoriale di fine campionato. Gara senza storia con risultato tennistico e quindi, per l'occhio distratto e superficiale, nessun episodio degno di nota... E invece no! Il taccuino dell'esperto cronista trova posto per l'inchiostro posizionandosi al minuto 72' della partita... Sul punteggio di 6-1 per i ramarri l'arbitro decreta un calcio di rigore in favore dei padroni di casa. A difendere la porta neroverde il poliedrico “Brovedinho”, spinto tra i pali dalla necessità e da una serie rocambolesca di defezioni (inclusa la sua per l'impiego da centrocampista!). L'attaccante avversario opta per la soluzione più sgradita ai portieri: tiro centrale a mezza altezza (vedi il recente Ronaldo-Buffon in Real Madrid-Juve). Il numero uno naoniano non abbocca alla finta (...a differenza di Buffon!), resta in piedi fino all'ultimo secondo e devia oltre la traversa. Applausi. Ma non basta. Passano 120'' ed il direttore di gara concede un'altra chance dagli undici metri ai locali. Questa volta va sul dischetto il portiere! “Brovedinho”, impassibile di fronte alla scelta sfrontata degli avversari che gli pongono innanzi l'improvvisato (come rigorista...) “collega”, lo annichilisce dapprima con lo sguardo e, dopo aver intuito in anticipo la traiettoria del cuoio, costringe il malcapitato ad angolare il tiro ed a mettere a lato. Altri applausi...
Certamente non sono moltissimi i portieri che possono vantare nel loro curriculum personale due rigori neutralizzati nella medesima gara: che si aprano per il nostro “Brovedinho” le porte di una nuova e scintillante carriera? Chissà...
Nel frattempo vi proponiamo una scheda tecnica succinta del più grande portiere della storia del calcio, Ricardo Zamora detto “El Divino” (1901-1978), dalla quale emergono delle inquietanti analogie...
Ricardo Zamora y Martinez nacque a Barcellona il 21 gennaio 1901 e fin da ragazzo si avvicinò subito al gioco del calcio. Il suo primissimo ruolo fu la mezza punta. Nel corso di una partita fra adolescenti, si infortunò il portiere titolare e Zamora venne invitato a prenderne il posto. Se la cavò talmente bene che quel ruolo gli rimase appiccicato per sempre. Era alto, ma non imponente per il ruolo. L'armonia dei movimenti si traduceva nel tempismo dell'intervento e nella quasi soprannaturale capacità di "leggere" le intenzioni dell'avversario, che fu all'origine del suo soprannome. Si diceva che l'attaccante fosse costretto a tirare senza guardare lui, “El Divino”, che altrimenti l'avrebbe ipnotizzato col suo sguardo magnetico e leggendo nell'intenzione sarebbe partito all'unisono col tiro per bloccare il pallone. Nel corso della carriera, il mito ed il campione continuarono a viaggiare sullo stesso binario; Zamora era popolare, ad esempio, per i suoi spettacolari interventi proprio negli ultimi minuti delle partite.
Si distingueva per il suo stile unico e inimitabile: calmissimo fra i pali, seguiva il gioco con un innato senso della posizione, ogni tiro lo trovava sulla traiettoria giusta, tanto che gli avversari pativano l'impressione di aver mandato la palla proprio dove voleva lui, quasi fossero stati stregati. Eccezionale para-rigori, vero e proprio precursore del portiere moderno, usciva spesso dall'area per anticipare gli avversari con lunghi rilanci.
Nonostante il lungo tempo trascorso, Zamora resta un'icona per la storia del calcio. Sembra quasi di rivederlo ancora, chiuso nel suo caratteristico maglione norvegese, protetto da ginocchiere, cavigliere e parastinchi, guanti rossi e berrettone grigio... Fra i pali realizzò imprese sensazionali che diedero vita e a un detto ancora attuale: "Esistono soltanto due portieri: San Pietro in cielo, Ricardo Zamora in terra...". Venne considerato il più forte portiere del mondo e attorno alla sua figura di "eroe" nacque una leggenda che ne mantiene vivo ancora oggi una sorta di culto come inarrivabile campione.
Meditate gente, meditate...
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venerdì 27 febbraio 2015

CAMPIONATO AMATORI - La giustizia sportiva riabilita il Kaptàno "Uomo di Calcio Vero"!

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PORDENONE - Di fronte all'evidenza del valore umano, anche il Giudice Sportivo nulla può! Questo è il prezioso insegnamento che possiamo trarre da quanto occorso in settimana in casa neroverde. Ricostruiamo i fatti, facendo un passo indietro. L'episodio che caratterizza la nostra vicenda è accaduto lunedì scorso in quel di San Quirino, a pochi minuti dal termine della sfida amatoriale tra Avvocati Pordenone ed Aurora San Foca. Il valoroso Kaptàno dei ramarri, Paolo Luisa Vissat, sbrogliando con eleganza l'ennesima situazione di pericolo nella propria area, esce a testa alta con la palla al piede, dopo averla sradicata all'attaccante avversario. La giovane e scattante punta dell'Aurora però non si arrende e torna inopinatamente sul Kaptàno tentando di sottrargli il cuoio, nella sua ingenua inconsapevolezza. A quel punto all'indomito combattente non resta che difendersi dal vile attacco subito alle spalle e, mosso dall'istinto dell'Uomo di Calcio Vero, aumenta con sapiente maestria il volume del proprio corpo. Risultato: gomitata in faccia, uomo che rantola a terra, calcio di rigore e cartellino rosso. Nel caso di espulsione diretta, il regolamento prevede una squalifica che va dalle due giornate in su, con un ulteriore aumento nel caso in cui il reo indossi i galloni di capitano (come nel caso di specie). Ecco allora che l'animo impavido del lungimirante avvocato Pollini, intuendo l'imminente perpetrarsi di una grave ingiustizia, adiva in via preventiva il Giudice Sportivo con un atto che è destinato a rimanere nella storia per la sua straordinaria pregnanza, unita ad una magistrale capacità di sintesi. Il Giudice, messo di fronte all'evidenza dei fatti, infliggeva il minimo della pena: una giornata di squalifica (anzichè due o tre). Ritenendo di fare cosa gradita ed utile, soprattutto per i colleghi più giovani che si stanno affacciando alla "più maliarda delle professioni", riportiamo di seguito l'opera somma dell'avvocato Pollini: giovani amici, prendete spunto da questo ricorso ed imparate talvolta ad uscire dagli schemi...
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martedì 11 novembre 2014

LA TESTIMONIANZA – Lettera aperta a Giove Pluvio...

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PORDENONE – Cari amici, in questo momento di grande difficoltà per tutti noi, è giunta in redazione una testimonianza toccante che ci è parso doveroso rendere pubblica. Restiamo vicini e facciamoci coraggio l'un l'altro, arriveranno tempi migliori...
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Caro Giove Pluvio, son un bimbo anonimo triste maggiorenne e brizzolato che vorrebbe dirti alcune cose. Da lungo tempo oramai non riesco più a frequentare i miei amichetti del sabato pomeriggio per giocare a pallone insieme a loro: quando arriva il momento di incontrarci, l'acqua la fa sempre da padrone e così tutti i nostri buoni propositi finiscono per... naufragare.
Mi rendo conto che il genere umano non ti ha dato grosse soddisfazioni nel corso di questi 200.000 anni di esistenza, ma ricorda che la lezione impartita circa 5.000 anni or sono, non è servita a nulla. Siamo rimasti tali e quali. Io non c'ero in Mesopotamia oltre 2000 anni fa, ma il figlio di Noè (che è uno dei miei amichetti calciatori), mi riferisce che l'andazzo era lo stesso... Vediamo di non scherzare! Ho ancora un sacco di cose da fare e tanta voglia di continuare a vedere il pallone che rotola.
Dopo tutti questi lunghi, vuoti e piovosi sabati trascorsi forzatamente lontano dai campi di gioco, i danni cominciano ad essere ingenti: famiglie sull'orlo di una crisi di nervi, coppie sulla via della separazione, qualcuno che comincia a dedicarsi al gioco d'azzardo, all'alcool, agli stupefacenti o, peggio ancora, allo shopping nei centri commerciali. Stiamo perdendo la nostra identità e, in molti casi, perfino la dignità (mi riferisco naturalmente allo shopping). Dai Giò, abbi pietà di noi e restituiscici il nostro prezioso giocattolo (volendo, non mancherebbe neanche troppo tempo al Natale).
Ad ogni buon conto l'Arca è pronta, ma sappi che questa volta le cose andranno diversamente. Non ci sarà posto per gli animali... Solo io, i miei compagni di gioco, la rete con i palloni, la pompa, la siringa, le casacche, due porticine, i paletti, i fusti di birra, le vettovaglie... Inoltre, ti annuncio che la pacchia è finita anche per il tuo prediletto e la sua numerosa famiglia: sulla barca salirà solamente uno dei suoi figli...
Infine una domanda, tanto per sapersi regolare (anche con le scorte da approntare): MA QUANTO MINCHIA DURERA' ANCORA QUESTA PUNIZIONE DIVINA?!?
Grazie.
Con affetto (tendende al ribasso).
Un bimbo anonimo triste maggiorenne e brizzolato
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