2° EDIZIONE TORNEO DELLE FORCATE ORGANIZZATO DALL’AVIS DI RORAI GRANDE: QUANDO I RISULTATI NON CONTANO…
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Blog Ufficiale (rigorosamente umoristico!) della squadra di calcio degli Avvocati Pordenone
Cornacchia S.V.: guanti sporcati solo per raccogliere la palla dal sacco all'ultimo secondo di gara.
Luisa Vissat 6,5: gode di una certa libertà che usa per gestire al meglio l’ordinaria amministrazione.
(Lorenzon) 6: non se ne sta con le mani in mano e spegne le ultime speranze del Rimini.
Gasparini 5,5: un punto in meno per la dormita dell'ultimo secondo. Per il resto bene.
Bellotto 6,5: se la vede con il solito 11, partita maschia che manda ko entrambi i giocatori.
(Boschian) 6+: entra e amministra la fascia con sapienza, senza strafare.
Stella 6,5: è l’unico del centrocampo che cerca di alzare i ritmi.
Gurnari S.V.: gioca un po’ titubante per paura di infortuni muscolari. Il modo migliore per infortunarsi.
(Moro) 7: entra e porta lo sprint necessario a cambiare un po’ i ritmi di gara.
Galasso 8-: corre, segna e fa assist. Nettamente il più in forma della squadra
Ribetti 6: disordinato tatticamente. Ma quando ha la palla o deve far valere il fisico è utile.
(Fantuzzi) 7: dà ossigeno ad una manovra prima asfittica. E’ pericoloso anche da fuori area.
Feltrin 6-: a destra avrebbe spazi per fare male. Si propone ma ha il freno a mano tirato.
(Cesaratto) 7: zitto zitto, entra sempre dopo, gioca, copre ed è una sicurezza.
Brosolo 6+: meno in luce di altre volte. Risente del clima rilassato del prepartita.
Simonato 6: gioca con una contrattura che lo limita molto nel movimento e nel gioco.
(Celano) 7: si propone, fraseggia e riesce anche a realizzare il gol.
CORDENONS (PN) - Sconfitta bugiardissima dei ramarri nella prima uscita del Torneo Delle Vedove: finisce 3-1 per l'Atletico Cordenons (complimenti per il nome!), ma i neroverdi si sono fatti onore disputando una gara più che dignitosa, costellata da numerose occasioni da rete gettate alle ortiche (ultima in ordine di tempo, il rigore respinto di Tatanka a pochi minuti dalla fine). Sorpresa e delusione per chi, forte dell'esperienza degli anni passati, si era presentato al campo di gioco con paletta e secchiello: la sabbia e le conchiglie hanno lasciato il posto ad uno sgargiante manto erboso! La gara. Dopo lo svantaggio iniziale, un Pergola in versione arrembante aveva rimesso le cose a posto con un tocco sotto misura d
a faina dell'area di rigore (doveroso giro di birre offerto a fine gara per l'inconsueto exploit!). Prima della fine del tempo però gli avversari tornavano in vantaggio e, dopo una ripresa con i neroverdi a fare la partita e sprecare svariate palle-gol (due pali), arrivava anche il severissimo gol del 3-1. Frattanto in panchina si era svolto un confronto parallelo: l'aspro duello tra Pollini, Iodice e Moro da una parte e le zanzare tigre dall'altra, con un numero impressionante di morti e feriti. L'impennata d'orgoglio dei ramarri si registrava a fine partita, con la "banda Pollini" che a suon di birre chiudeva la serata in vetta alla classifica della prestigiosa "Coppa Chiosco". Da segnalare il "momento cuore" negli spogliatoi prima dell'inizio della gara. Pollini, con un gesto affettuoso senza precedenti, porge a Cornacchia (unitamente al solito campionario di maglie e calzettoni per consentire all'esigente volatile ogni possibile abbinamento!) un contenitore di plastica sigillato: «Tieni Matteo... ieri sono andato al mare... piaceva tanto ai miei uccellini...». Un osso di seppia! Pollini il burlone ride, il portiere è spiazzato...
PORDENONE – Prosegue il nostalgico viaggio nella storia musicale dei gloriosi tempi passati, accompagnati per mano dal genio creativo (malato) de "I FAVOLOSI MINCHIONES". Ciò che vi proponiamo oggi, rappresenta il secondo importante tassello della cosiddetta "Trilogia del Kap", sulla scia di quel filone caratterizzato dall'intreccio indissolubile vita-calcio-gnocca che ha saputo stimolare così intensamente la fervida scempiaggine degli ispirati cantori. Il brano da cui attingono i talentuosi musicanti è "Gli occhi verdi dell'amore" de "I Profeti" che, con un banale ma significativo ritocco di natura cromatica, si tramuta ne "Gli occhi neroverdi dell'amore". Il pezzo, che tratta di quei violenti conflitti che solo l'esistenza umana nella sua immensa grandezza è capace di offrire, sprigiona tra le note un'immensa vitalità, raggiungendo livelli di sublime idiozia: ecco allora che l'inesorabile e malinconico tramonto dell'anziano calciatore ormai logoro si intreccia con la rinascita dell'uomo che solo nella piena maturità sa esprimere appieno il suo profondo amore per la vita in tutte le sue forme (non ultime quelle femminili...). Questo storico brano, rivisitato attraverso il vissuto del "membro" più celebrato della squadra, un vissuto che traspare tra le righe di questo canto con la discrezione di una luce fioca che nella penombra si intravede a malapena, aspira, nell'intento dei compositori, a diventare l'inno autentico della squadra naoniana. Ma ora bando alle ciance, è il momento dell'arte...
PORDENONE - Ebbene sì, oramai il nostro Blog spazia a 360 gradi su ogni fronte, investendo tutti i campi (purtroppo, non stiamo parlando solamente di quelli in erba...) possibili ed immaginabili dello scibile umano. Ecco allora che spunta anche l'angolo musicale, con una nuova rubrica che annuncia già nel titolo la dirompente verve demenzial-creativa dei ramarri in versione "beat": "MUSICAZZATE"! Il gruppo canoro de "I FAVOLOSI MINCHIONES" (compagine nata sulle vie per Budapest), vagando senza criterio nella storia della grande musica senza tempo, rivisiterà alcuni dei brani musicali che hanno segnato un'epoca, attraverso una rielaborazione intelligentemente moderna del testo. Il pezzo che vi proponiamo quest'oggi, nella versione esclusiva reinterpretata dagli usignoli naoniani, è il notissimo "Se perdo te" di Gianni Morandi che, per l'occasione, diventa "Accendila tu...". Il brano è uno struggente omaggio della squadra al proprio unico ed intramontabile Kaptàno (fonte inesauribile di ispirazione, in ogni campo!), attraverso la consacrazione definitiva delle sue viscerali passioni che, con la delicatezza di un cinghiale in amore e quell'eleganza che richiama la pennellata dell'artista, vengono sapientemente tinteggiate tra una nota e l'altra. Signori, amanti della musica e... del Karaoke, il delitto è servito!
Marco Santarcangelo (Bassano): "Non sono mancati i gol nel campo amico di Travettore ove lo Jus Sport Bassano ha ospitato i Colleghi di Trieste. In totale sono state ben otto le reti segnate per cui le emozioni non sono certo mancate! Giornata ideale e clima finalmente in linea con le aspettative dopo la tragica esperienza dei bassanesi in trasferta a Brescia in cui si aspettava solo l'arca di Noè dopo il diluvio universale... Il campo era quasi perfetto e l'erbetta davvero invitante. Insomma le migliori condizioni per affrontare questo ottavo di finale. Le squadre quindi si affrontano a viso aperto: da qui può uscire un solo vincitore e nessuno ci sta a perdere! Dopo il fischio d'inizio subito una ghiotta occas
ione per lo Jus Sport con Rebecchi che però non centra lo specchio della porta. Bassano tiene in mano il pallino del match, ma Trieste non si fa intimidire e sviluppa un gioco ordinato ed attento. Sono proprio gli ospiti a passare in vantaggio alla prima occasione. Siamo al 12° del primo tempo quando Gianluca Rossi riceve palla sulla destra, crossa di prima intenzione prima che il difensore giallorosso possa contrarlo e scodella una palla perfetta per Marco Cozzuto il quale, pur marcato, riesce con una spaccata plastica a colpire la palla al volo gelando il portiere bassanese. 1 a 0 e partita in salita per la squadra di casa. A questo punto Bassano ricomincia a macinare gioco e le occasioni per il pareggio non mancano: al 18' della prima frazione, dopo una bella azione corale tra le punte, Rebecchi insacca rubando il tempo al difensore: 1-1 e palla al centro. Bassano ha poi il merito di agguantare il vantaggio prima dello scadere (33') del primo tempo grazie alla rete di A
gostini che al limite dell'area finta magistralmente la conclusione di destro per poi rientrare e tirare di sinistro sotto la traversa. Il secondo tempo si apre come meglio non potrebbe per Bassano con Di Benedetto che si procura un rigore che poi trasforma in seconda battuta dopo che il portiere triestino aveva ribattuto il primo tiro. Ora siamo sul 3-1 e la partita volge decisamente a favore dei locali. Vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso non è mai una buona cosa (soprattutto in questo periodo che c'è l'orso Dino in giro per le colline bassanesi...). Ed infatti Trieste, con un'altra bella azione, accorcia le distanze. Stavolta è Cozzuto a servire l'assist per Rossi. Sul 3-2 lo Jus Sport non può essere tranquillo e per di più si ritrova in 10 uomini per l'espulsione di Farronato il quale, innervosito da alcuni falli subiti e non sanzionati dall'arbitro, a sua volta compie il clas
sico fallo di "frustrazione" che gli costa il rosso diretto. E' un brutto momento per Bassano che viene però superato grazie al gol di Vincenzo Conte beccato in area da un chirurgico cross di Dionello (entrato da poco per Di Benedetto): stop di petto e tiro sotto porta che brucia il n° 1 triestino non esente da colpe nella circostanza. Pur in 10 uomini, complice anche una certa sopraggiunta stanchezza degli ospiti, ora Bassano è padrona del campo. C'è tempo per altre sostituzioni e per il quinto gol che giunge grazie alla combinazione tra Stefano Cabion e Giorgio Dionello che nell'occasione si dimostra falco d'area: 5-2. Con la testa negli spogliatoi, durante il recupero, lo Jus Sport subisce il terzo gol di Trieste, complice il grande sonno della difesa ad opera di Gianluca Rossi che sigla la sua personale doppietta. Finisce cinque a tre e tutti dal "nemico" a fare festa. Ora Bassano aspetta Bergamo per i quarti. Alla prossima!".
Ci sono cose che capitano e che tenti di raccogliere come pietre preziose di un piccolo mosaico di ricordi e informazioni da tramandare o, semplicemente, coccolare tra te e te, in un qualche non tempo di un qualche non luogo. Se ad ogni viaggio o evento corrisponde una pietra miliare della filosofia, non solo spiccia (ricordate la bellezza di Eric Cantona), ogni occasione è sempre sorpresa aggiunta. Come ho già avuto modo di annotare verbalmente a molti di voi, il mio “filosofo” preferito resta Roberto “il caorlotto” Casucci, dopo Remigio da Variano (un vero out-standing sotto il profilo delle perle). Sono perle che non si trovano in nessun oceano. Dopo aver smarrito il cellulare, aver messo in allarme la parte centrale della corriera, messo in movimento Pia e figli, Diego e Cinzia, ecc., ecc., davanti alla domanda di Tatanka: “…ma ti è caduto per terra!?!”, rispondeva un po’ stupito: “Perché, lo veditu par aria!!!”.
Ho cercato di raccogliere alcune informazioni sulla città e i dintorni. Ma non è stato semplice. L’unica persona che sembrava averne non le ha dispensate a dovere. Però ho scoperto un libro sui treni, e su quelli di Budapest, in particolare, raccontati sotto pseudonimo. Certamente, fin dalla sua nascita, il treno ha rivoluzionato la vita dell’uomo e il suo modo di viaggiare, invadendo la sfera dell’immaginario. Elemento ispiratore di molti scrittori ed artisti, il treno diventa il mezzo del cambiamento. Ne “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello, il protagonista decide di "cambiare il treno" e quindi vita fingendosi morto e
costruendosi una nuova identità. Daumier ne “La carrozza di terza classe”, dipinge il problema delle relazioni umane di fronte al rapido mutamento degli stili di vita. J. Tuner, anticipa gli impressionisti, tra i quali spiccano le opere di Monet, sul tema del treno e della stazione.
E’ nella seconda metà dell’800 che il viaggio in treno diviene uno strumento di emancipazione dalla circoscritta esperienza di vita della città. Il treno aiuta a soddisfare in parte una tendenza all'avventura se non all'esotismo. Le carrozze (spazi aperti alle relazioni ) riproducono occasioni di vita pubblica, fatte di incontri che si immaginano spesso avventurosi e intriganti. Tommaso Martinetti dichiara "...canteremo le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano", in questo modo accogliendo tra le realtà urbane significative per l'immaginario futurista la stazione quale luogo di fervide attività notturne. Per Corrà la vita della stazione è un aspetto significativo della vita notturna della città.
In un libro più
recente, per la prima volta, vengono raccolte invece molte informazioni legate in particolare alla vita “sociale” che si sviluppa attorno ai treni della stazione di Budapest. L’autore si confessa particolarmente estasiato nel vedere arrivare e partire i treni che arrivano dall’est. Si tratta delle annotazioni di questo incredibile viaggiatore naoniano noto all’est come Railman il “Pannone”. Non siamo ai livelli di esplorazioni compiute dal leggendario Ibn Battuta, ma le cose sono interessanti. Il primo passaggio è un’introduzione alla città: il mitico “Astoria”, dove pare si possa sorseggiare, tra gli storici addobbi, una Coca Cola particolarmente deliziosa. Ancora all’inizio, si annotano alcune precisazioni sulla pronuncia in lingua ungherese e si procede con una sommaria descrizione delle principali attrattive storico-culturali della città. Ma è nella seconda parte del libro che la cosa si fa interessante. Nonostante le interviste, le dichiarazioni rilasciate dallo scrittore non permettono di entrare esattamente nella conoscenza di ciò che si svolge attorno alla stazione negli orari notturni. Il tentativo di avere qualche indicazione dai due co-protagonisti di una eccezionale, unica e
irripetibile nottata, finita – si dice – a ridosso delle balaustre del Ponte delle Catene, non ha sortito esito alcuno. Ciò che resta è, quindi, l’approfondimento della lettura del libro del quale vi lascio una breve introduzione ad uno dei capitoli.
SEDRANO (PN) - I ramarri battono Trieste, conquistano il primo posto nel girone al termine della prima fase ed accedono direttamente ai quarti di finale. Primo obbiettivo centrato. Senza nulla voler togliere a chi va in campo e decide le gare con giocate risolutive, ci pare doveroso sottolineare la grande compattezza del gruppo, certamente fino ad ora l'arma in più dei neroverdi: ieri, dopo il forfait di Bellotto e Brovedinho nella fase di riscaldamento, si contavano nell'affollata panchina ben 9 elementi (i sopra menzionati più Montico ed i sei a disposizione che sono scesi in campo nella ripresa); a questi vanno aggiunti coloro che hanno dovuto accontentarsi di tifare da casa, per questioni numeriche, impedimenti o infortuni, il cui valore è quanto meno pari a quello dei presenti. La gara, che non era iniziata nel migliore dei modi per l'approccio un pò confusionario dei naoniani, si incanala nei giusti binari quando il cross di Stella (che in precedenza aveva colto una clamorosa traversa [video]) dalla sinistra viene seguito con lo sguardo dal portiere avversario fin dentro il sacco [video]. Poco dopo la difesa triestina confeziona un pacco regalo per l'accorrente Galasso che ringrazia e mette dentro. Gara di fatto conclusa anche se Vicenzotto tenta di vivacizzarla al 25': colto da un raptus, scalcia un avversario (reo di avergli assestato poco prima un colpo "proibito") a gioco fermo e viene spedito
sotto la doccia anzi tempo. Fortunatamente prima della conclusione del tempo una accelerazione di Speedy Galasso mette nelle condizioni il bomber Simonato di appoggiare facilmente in rete [video]. Si va al riposo e Pollini dà corso nella ripresa ad un ampio turn-over. Ancora Galasso firma il 4-0 rubando palla in area e trafiggendo il portiere da distanza ravvicinata [video]. I ramarri allentano la pressione e subiscono il gol della bandiera con un tap-in su una corta respinta di Cornacchia oppostosi ad una conclusione dal limite dell'area. Infine l'ultima segnatura (un deja vu con radici ungheresi): Brosolo, dopo il solito slalom in area tra i paletti avversari, porge a Celano una palla d'oro che Tatanka, da bomber "consumato", controlla e mette in rete di sinistro. Ora i ramarri dovranno attendere i risultati delle gare per l'accesso ai quarti di finale e dei due spareggi a seguire tra le quattro perdenti, per conoscere l'avversario (cioè la squadra promossa ai quarti con il peggior piazzamento nel girone "A") che si presenterà a Sedrano per contendere al Pollini's Team l'ingresso in semifinale. Molto gradito dagli ospiti (ma anche dagli ospitanti!) il terzo tempo da "Il Teston".
infine Lui, l'uomo dei treni, il grande "Rail Man" che, raccolti sotto l'esperta ala protettiva i cuccioli Casucci, indossa la divisa da capo stazione e si abbandona alla travolgente passione... per i modellini di treno! La giornata riserva ancora qualche ora a disposizione per girare a zonzo per Budapest e magari per combinare qualche altra minchiata, prima della partenza fissata per le 14:00. E qualcuno, come era logico desumere, puntualmente non si lascia sfuggire l'occasione... Eccovi dunque il racconto de "Il miracolo della spina umana della birra". Il quartetto Pergola-Cornacchia-Gurnari-Iodice, a spasso nella città alta di Buda, per non lasciare l'Ungheria senza aver assaporato l'emozione dell'approccio con le bellezze locali (tanto decantate dai compagni più... "esperti"), piazzava il colpaccio trovando modo di rimorchiare una tavolata intera di avvenenti pensionate intente ad esibirsi nella nobile arte del canto. Età media 70 anni, altezza media un metro ed un boccale, peso medio 85 chili. Quando il buon Gegè, dopo la terza birra ed il secondo hot-dog, esternava elegantemente ai compagni una sua impellente necessità («Ci vorrebbe un cesso!»), l'ottimo Gurnari replicava con una mimica facciale degna del miglior Alberto Sordi ed una gestualità essenziale ma straordinariamente efficace, volgendo lo sguardo verso la tavolata vicina e guarnendo il tutto con un semplice: «Beh...». Seguiva immediata un'esplosione incontrollata di risa che sorprendeva Iodice nell'atto di deglutire l'ennesima birra. Ed ecco "Il miracolo della spina umana della birra" che si co
mpie: scampata la tragedia (per alcuni brevi ma drammatici istanti - durante i quali ho visto scorrere davanti agli occhi i momenti salienti della mia vita - ho avuto la netta percezione che sarei morto soffocato), la birra inizia a schiumare copiosa dalle narici, tra le fragorose risate dei compagni e delle stagionate donzelle (evidentemente ignare del motivo che aveva suscitato cotanta ilarità), che continuavano ad alimentarsi a vicenda per lunghissimi minuti. Bei momenti di vita, non c'è che dire... Si rientra in albergo per gli ultimi preparativi prima della partenza; questa volta tutti sono puntuali ed alle 14:15 siamo in marcia. Anche nel viaggio di ritorno c'è spazio per il momento musicale: il pezzo che viene immolato sull'altare della cazzata questa volta è "Dieci ragazze per me" di Battisti che nella versione rivista e corretta by Brovedinho diventa "Dieci minuti per te" (sottotitolo "Toni e il Kaptàno"): alla chitarra Angelo Casucci, alla voce il trio canoro dei "Minchiones". L'esibizione riscuote un discreto successo tra il pubblico pagante e viene molto apprezzata anche dai due protagonisti (Pollini, al primo ritornello, rischia il soffocamento da risata grassa, ma per fortuna tutto si risolve solo in una grande paura). Sosta veloce alle 17:00 in terra slovena per dare sollievo alle vesciche e poi si riparte (l'autista, che in mattinata ha formalmente contestato l'ora tarda fissata per la partenza, freme per il rientro). Frattanto la gentil coppia Sbrizzi-Tonon distribuisce lezioni
gratuite di briscola a chiunque capiti a tiro. Alle 20:00 imponiamo all'autista, che accetta suo malgrado, la sosta per la cena. Le ultime speranze di ricucire lo strappo con il Mazzariol svaniscono definitivamente quando Pia Casucci, accomodatasi con la famiglia al tavolo del solitario Sergio (appartatosi bestemmiante), si rivolge a quest'ultimo e sbotta: «Possiamo fare presto per favore? Domani mio figlio ha compito in classe!». Olè! L'autista, digrignando i denti, si alza e se ne va. Dopo la cena comincia ad affiorare la stanchezza (abbondantemente giustificata) e nel pullman regna il silenzio più assoluto, interrotto di tanto in tanto dal miagolio inconfondibile dei gatti in calore... Poi, improvvisamente, dopo oltre sessanta ore ininterrotte di "apnea simbiotica da accoppiamento", "Gattone" Vissat riemerge ed abbandona il nido d'amore della prima fila per trasferirsi in fondo alla corriera. Lì, segrega in un angolo il povero Casucci dopo avergli rifilato in braccio la chitarra e comincia a sbraitare a squarciagola, con il povero chitarrista che tenta invano di limitare i danni cercando almeno in parte di coprire la voce con il suono. Inizia un flusso di massa verso i sedili delle prime file, ma purtroppo non c'è posto per tutti, così più di qualcuno è costretto a subire la violenza acustica dell'invasato. Dopo un'ora di calvario, il tradizionale discorso di fine gita di Pollini (invocato a gran voce!) riesce finalmente ad interrompere l'assolo psichiatrico del Kaptàno ed a mettere
definitivamente fine allo scempio: ci sono belle parole per tutti, autista compreso... Prima dell'arrivo, il premuroso Toni vuole sincerarsi delle condizioni del pennuto naoniano, in silenzio da un pò e rintanato in un angoletto a consumare il suo mangime: «Come sta il mio amico Cornacchia?». Dal fondo del pullman (una zona che in questi tre giorni si è rivelata una fucina inesauribile di strepitose minchiate) si leva la voce di Brovedinho a rassicurare il capo-comitiva: «Tranquillo Toni, ha mangiato e adesso gli abbiamo appena cambiato il giornale sotto...». La corriera esplode! A scoppio ritardato, causa fuso orario, parte l'inconfondibile risata di Toni, con piegamento all'indietro e mani sul volto. La corriera riesplode! Alle ore 23:00, con l'arrivo a Cordenons presso la Residenza Pollini, si chiude infine ufficialmente l'avventura dei ramarri in terra magiara. Anche stavolta non ci siamo annoiati troppo... Alla prossima...
BUDAPEST - Risveglio lento della comitiva, spalmato omogeneamente nell'arco di tutta la mattinata, a seconda delle esigenze di ogni singolo metabolismo: si va dai mattutini delle 8:00, ai fedeli "colazionisti" praticanti delle 10:00 (segnaliamo la "dieta del campione" del Diaboliko Olivier a base di frittata, uova, formaggio ed affettati misti), fino ai più prudenti, come il bomber Simonato, che prolungano il sonno di bellezza fin oltre mezzogiorno. La giornata purtroppo viene funestata da una tragica notizia di cronaca locale che scuote l'ambiente neroverde: György, giovane portatore di risciò a pedali, in un eccesso di generosità ha sottoposto il suo fisico ad uno sforzo troppo violento ed il cuore non ha retto; dopo aver scarrozzato nella notte due lottatori di sumo di "caratura" mondiale, Takona Rumnoto detto "Il cucciolo" e Sado Gurnaki detto "Over PB" (per i meno ferrati in chimica, trattasi del simbolo del piombo), da un capo all'altro della città, si è spento nella mattinata dopo lunghe ore di agonia. Prima di spirare, ha sussurrato una frase al suo inseparabile compagno e collega di fatiche István (anch'egli ricoverato, ma oramai fuori pericolo), che ha trasportato gli altri tre elementi della comitiva: «Erano solo in due, ma sembravano imbottiti di piombo... porca kurva...
ﻍ¿ إ*ζ؟ﮊﻖ*!!!». Libera uscita fino alle 14:00 per chi presenzierà allo stadio per tifare Ferencvaros e fino alle 16:00 per gli altri. La compagine mista italo-austriaca con destinazione stadio è diretta e coordinata da Herr Langer che, dopo l'invio dell'ultimatum («Vi aspetto fino alle 14:05, poi vado!»), liquida immediatamente gli indisciplinati italici che avevano già annunciato un ritardo doloso di oltre cinque minuti sull'orario concordato, con motivazioni di ordine... eno-gastronomico o di tavola che dir si voglia. Si registrano attimi di tensione anche all'atto della partenza per il campo sportivo della seconda comitiva: tutti puntuali e pronti sul pullman, ma mancano i pluri recidivi Kaptàno & signora, oltre a Robi Casucci & signora. Questa volta prevale la linea dura: Gattone Vissat riesce a conficcare gli artigli sulla scaletta del pullman ormai in movimento e a salire al volo con la sua dolce metà, mentre per Robi e Pia non vi è nulla da fare, la corriera si allontana senza di loro... Dopo lunghi momenti di incertezza e tanti interrogativi nel corso del tragitto («Andiamo prima allo stadio?!?», «E' questo il campo dove
giochiamo?!?», «Pesa di più un chilo di piombo o un chilo di Gurnari?!?»), conditi da qualche genuina bestemmia, il pullman giunge con ritardo a destinazione presso il centro sportivo dell'accademia del Ferencvaros. Segue un rapido conciliabolo tra Pollini e Sergio Mazzariol, all'esito del quale l'autista, con rinnovato entusiasmo, parte per andare a recuperare allo stadio i reduci dalla gara del Ferencvaros (che si dichiareranno molto soddisfatti del trattamento ricevuto: tribuna vip, con poltrona e frigo-bar e, nell'intervallo, visita alla sala dei trofei del glorioso Ferencvaros). Il terreno di gioco dell'accademia è da favola, per quanto di dimensioni eccessive (sigh!), soffice, con un manto erboso fittissimo. Il clima è ideale per esibirsi: cielo coperto, temperatura fresca, ventilazione non apprezzabile e... un pò di bruciore di stomaco. I ramarri sfoderano la loro divisa rossa, nuova fiammante, confezionata per l'occasione e sponsorizzata da... "Le tentazioni".
Il triangolare ha inizio con una mezz'ora di ritardo: le prime squadre ad affrontarsi, designate nel sorteggio della sera precedente, sono i padroni di casa e gli austriaci. Finisce 1-1, con gli ungheresi che, passati in vantaggio con un bel gol di testa in tuffo, sprecano diverse occasioni e vengono raggiunti nel finale. A seguire i ramarri contro Budapest: gara equilibrata con una traversa colta da dagli ungheresi con un fendente da fuori area e replica dei neroverdi di rosso vestiti che passano in vantaggio con Brosolo, bravo a finalizzare una stupenda azione confezionata sulla fascia sinistra dal duo Moro-Simonato (uno-due con ingresso in area ed assist sul primo palo dove accorre il Diaboliko che insacca). Qualche sconquasso tattico agevolato dai cambi volanti e due macroscopici svarioni nel finale regalano la vittoria ai padroni di casa: prima "gattone" Vissat toppa l'anticipo e concede via libera all'attaccante ungherese che entra in area e battezza il volatile; poi lo stesso Cornix (condizionato dalla minaccia incombente dello squaraus, già manifestatosi poco prima dell'inizio delle ostilità) su calcio d'angolo confonde la sfera variopinta con un coleottero da collezione, i compagni si assopiscono ed il collega magiaro ringrazia. Vano l'assalto finale dei ramarri. La terza sfida tra i pordenonesi e l'FC Insolvenz si rivela una gara senza storia, con un monologo costante dei naoniani dal primo all'ultimo minuto. Si conclude con un secco 3-0, con tante occasioni da rete sciupate, doppietta di Simonato e timbro di Tatanka: tre reti frutto di altrettanti assis
t dorati di Re Mida Brosolo, miglior giocatore in assoluto del torneo (il suo metabolismo disumano è oggetto di studio presso i laboratori di ricerca più avanzati nel mondo). Ai viennesi viene concessa solamente una traversa ma, come promesso, il bomber Langer rimane a secco. Il torneo viene quindi assegnato ai padroni di casa. Due note negative da segnalare: 1) Toni Pollini che, indossata la divisa e gli scarpini, rinuncia a scendere in campo per gli annunciati storici ultimi cinque minuti; 2) Brovedinho che con un gesto inconsulto cancella in un istante tutte le foto fin lì scattate (circa 280!); circostanza questa che mi viene comunicata con straordinario tempismo proprio dall'artefice mentre sono accasciato a terra dopo aver respinto con le parti intime una bordata scagliata da distanza ravvicinata da un simpatico amico viennese. Sintetizziamo infine la parentesi sportiva della gita con il commento del grande condottiero Tatanka, bomber infallibile d'oltreconfine: «Mi fa sempre piacere segnare quando siamo fuori dall'Italia, ma avrei preferito vincere!».
Dopo le gare si torna in centro, per raggiungere il ristorante di cucina tipica locale ove si consumerà la seconda cena organizzata dagli splendidi colleghi ungheresi. Purtroppo si registrano ancora una volta momenti di grande nervosismo, con il pullman che si avventura nelle calli di veneziana memoria per recapitare sull'uscio del ristorante i pretenziosi avventori e con un Pollini elettrico che, dopo aver raccolto le garbate lamentele dell'autista Mazzariol, sarebbe in grado di illuminare a giorno tutta la città, periferia compresa. Il sodalizio tra i ramarri ed "Il sogno di un viaggio brillante" sembra giunto al capolinea (qualche voce indiscreta mette addirittura a rischio il viaggio di ritorno: «Mazzariol ha scaricato tutte le borse in Holel, ci ha urinato sopra, una ad una, ed è partito!»). Il locale è molto bello ed accogliente, il buffet ricchissimo e piano piano gli animi si placano, grazie anche alle note musicali del pianista che addolciscono l'atmosfera ed al tasso alcolico che lentamente sale fino a prendere il sopravvento su ogni sentimento. Dell'Agnolo si infiltra tra le fila austriache per carpirne i segreti e spianare così il terreno a Simonato che a fine cena imperverserà al bancone, fiaccando irrimediabilmente le truppe viennesi a suon di digestivi. C'è naturalmente anche il momento p
er i discorsi ufficiali, i ringraziamenti, lo scambio dei regali ed i buoni propositi (calcistici e non) per il futuro. Dopo la cena "i soliti noti" sfidano la pioggia battente per puntare al Mammut Jam (un nome, un programma), rinomata discoteca della città caldeggiata dall'ottimo Gabor. Per la gioia dei portatori di risciò a pedali, questa sera Giove pluvio impone ai ramarri l'impiego del taxi. Giunti a destinazione, dopo una lunga e spasmodica attesa, con conseguente assottigliamento delle fila neroverdi, gli ultimi valorosi riescono finalmente a fare ingresso nell'affollatissima balera lanciando l'inconfondibile urlo di battaglia: «Assalta il bancone!». In conclusione, il solito immancabile squallido rito: verso le 5:00 la musica si spegne e tutte le luci si accendono, tre sole giacche appese nel guardaroba, gli addetti alle pulizie che scopano fuori gli ultimi resti degli ultimi ramarri, il saluto a Mammeth stakanovista turco, il panino delle sei...
Nota a margine per raccontare l'avventuroso rientro in albergo del duo Iodice-Gurnari. Dopo aver mercanteggiato con un taxista la tariffa del rientro (da 5.000
fiorini a 3.000, con un risparmio netto pari ad € 8,00 circa, ovvero € 4,00 cadauno!), i due parsimoniosi venivano accompagnati con la propria auto privata da un giovane palestrato (che a scuola non doveva essere stato tra i primissimi della classe...), raccomandatoci dal taxista: il tragitto, che occupa normalmente 10 minuti ad andatura di crociera, veniva coperto in 40 minuti all'insegna del terrore e della sofferenza fisica causata dall'escursione termica di oltre venti gradi che si registrava nell'abitacolo (prima riscaldamento a palla e poi finestrini spalancati). L'energumeno sfrecciava sulle strade allagate del centro senza cognizione di causa (nonostante le ripetute indicazioni ricevute, alle quali rispondeva esprimendo l'intero vocabolario inglese a sua disposizione: «Very good!»), infilava una serie di cinque semafori rossi consecutivi e, dopo aver sbagliato strada una dozzina di volte, chiudeva in bellezza con una retromarcia a 70 km orari fin sull'uscio dell'Hotel. La lezione viene dal già citato Morandi: "Non piangerò mai sul denaro che spendo"...