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giovedì 29 dicembre 2011

STORIE DI CALCIO – L’impresa del Tefana Tahiti che in Coppa di Francia battè una squadra degli ex colonizzatori (di Locorotondo Production)

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Li hanno aspettati ai margini di un'alba timida, colmi di doni, grati per una rivincita attesa 168 anni. Fiori, collane, dolci, poesie. Dal viaggio contro l'impossibile, il capitano Achab non riuscì a tornare. Impresa compiuta dal Tefana Tahiti. Operai, baristi, pescatori. Dagli "Établissements de l'Oceanie", Polinesia Francese, all'ottavo turno della Coppa di Francia. 18.000 Km sopra le nuvole per toccare il cielo con un dito. Per coprire la distanza, Melville impiegò quasi due anni. All'allenatore Laurent Heinis, al portiere para-rigori Xavier Samin e ai suoi compagni in maglia gialla, sono bastati 22 giorni. Tre settimane trascorse in ritiro, per acclimatarsi, a due passi da Montpellier e 120 minuti di passione nella Venezia d'Alsazia, Colmar, per eliminare la squadra ospitante, militante in quarta divisione, all'ultimo soffio utile. Le cose sono andate per le lunghe: i 90 minuti regolamentari si sono chiusi sullo 0-0, nonostante tre occasioni nette nel secondo tempo per i colmariens. I supplementari sono sembrati l' inizio della fine, perché gli alsaziani sono andati in vantaggio subito, al 93' (tra l' altro, scrive l'edizione on line del Dépêche de Tahiti, l'azione era viziata da un errore dell' arbitro Cedric Duvoid, che non aveva visto uscire il pallone poco prima dell' assist decisivo...). A quel punto tutti hanno pensato che i polinesiani gialloverdi avrebbero cominciato a sentire la nostalgia per i 31 gradi di Tahiti, abbandonata tre settimane prima per il ritiro nella un po' più tiepida Sète, vicino a Montpellier. Se così è stato, è durato non più di un quarto d' ora. Il tempo che è servito a Joan Petillon per segnare di piatto destro al volo il gol del pareggio. Poi la vittoria ai rigori e l'ingresso nella storia: perché era già successo altre tre volte che delle squadre polinesiane (il Central di Papeete nel 1979 e nel 1982 e il Dragon, sempre di Papeete, nel 2001) passassero dei turni in Coppa di Francia, arrivando fino ai 64esimi di finale. Ma tutto era sempre avvenuto allo stadio Pater, località Pirae, Tahiti. In 33 anni di partecipazioni alla Coppa di Francia, mai nessuno proveniente da quella che formalmente si chiama "collettività d'oltremare" aveva vinto sulla terra dei colonizzatori. Dopo l'ultimo decisivo tiro dagli 11 metri, gli spettatori hanno osservato una marea debordare al centro del campo. Volti creoli e mulatti. Piroette e abbracci. Un mucchio che di selvaggio, aveva solo la felicità. «Non poteva essere una partita qualunque, in nessun caso», ha detto appena sceso dall'aereo Joan Petillon, il numero 14 del Tefana, l'autore del gol che aveva garantito la lotteria più crudele. «Nella gara abbiamo messo un pezzo di cuore, incredibile che sia finita così». Impensabile, certo. 4.200 km di terre emerse distribuiti su 2,5 milioni di km quadrati, il pallone subordinato alla bellezza, ai colori, alle noci di cocco, all'aria arroventata ma soffusa, silenziosa. Liberi, puri, irriducibili. Gauguin ne aveva capito lo spirito. Prima che Mururoa diventasse lo slogan di uno scempio perpetrato da colonizzatori sordi al rispetto. «Imparare da zero, poi una volta capito, imparare ancora». Forse per tramandare l'eco di una rivoluzione, agli avversari i Tefana avevano portato conchiglie intrecciate. Certi rumori non se ne vanno, è sufficiente impegnare l'attenzione, evitare di distrarsi.
Quando i dilettanti di Tahiti emigrano in Nazionale, il pallottoliere non basta. Le sconfitte vanno dai sei gol in su e le avversarie tipiche di certe competizioni australi, Isole Salomone, Vanuatu, Figi e Nuova Zelanda, sussurrano storie lontane dal talento. Importa poco. Esistono e quindi giocano. Sopravvivono e si organizzano. Liberatorio e universale. Democratico. Il pallone rotola anche dove le condizioni base lo impedirebbero. È un miracolo di passione che derubricare a follia suonerebbe semplicistico.
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BUON ANNO A TUTTI!!!
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